Meno sovvenzioni, più libero mercato – LA MORTE DELLA MERITOCRAZIA (3/3)

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Una delle cose su cui c’è maggiore confusione e che leggo spesso sui social network è l’idea che il mercato italiano sia libero, che il settore del trasporto di persone non sia pubblico ma privato, quando in realtà si tratta di un sistema misto o completamente gestito dalla regione .

La scelta di portare come esempio la realtà del trasporto pubblico è stata fatta semplicemente perchè più consono all’argomento trattato. Ci sono altri settori che appartengono al monopolio del governo, ma l’articolo non parlerà di questo. La gente non sa distinguere tra le sovvenzioni per i monopoli e libero mercato.

Si ipotizzi un settore del trasporto veramente libero: in quel caso non ci sarebbe bisogno di alcun brevetto per essere idonei al trasporto di persone, infatti si lavorerebbe mostrando semplicemente la propria patente di guida e il relativo curriculum.

Nell’attuale condizione un individuo qualunque è tenuto a rispettare certi vincoli che disincentivano l’investimento in veicoli per il trasporto di merci, attualmente difatti bisogna pagare enormi tasse solo per far circolare un autotrasporto, e contemporaneamente possedere vari brevetti che vincolano il mercato ancora di più.

Prendiamo ad esempio le imprese sovvenzionate dalla provincia o dallo Stato. Le persone pensano che ci sia libero mercato solo perché qualche agenzia della regione conserva la possibilità di essere sia privata che sovvenzionata. Questo non è libero mercato, senza libera concorrenza rimane sempre un monopolio: dare la colpa al libero mercato se il prezzo del biglietto per la metropolitana aumenta è illogico; queste accuse vengono mosse da persone che non hanno la benché minima idea di cosa sia il libero mercato e la competizione.

In un mercato dove i privati possono agire liberamente senza vincoli burocratici chiunque aumenti i prezzi del proprio prodotto o servizio – senza un motivo strategico – finirà fuori mercato. È la logica basilare dell’economia: se un prodotto aumenta di costo, la domanda scende. Perchè la concorrenza si pone in modo più gentile verso la propria clientela.

In Italia questa competitività non esiste nel settore del trasporto, le agenzie monopolistiche hanno la possibilità di aumentare sensibilmente i prezzi, poiché i pendolari non hanno altra scelta che usufruire solo di quel servizio. Inoltre il problema non si pone solo sul costo del biglietto.

In una società ove il mercato è vincolato, la probabilità che l’ente regionale fornitore del trasporto pubblico non offra un buon servizio è elevata, poiché l’agenzia non sarà incentivata a migliorare il proprio servizio.

Alcuni hanno la possibilità di utilizzare la ferrovia dello Stato, anch’essa sovvenzionata. Per di più sono in pochissimi che hanno l’opportunità di usufruire del servizio: nella maggior parte dei casi gli orari delle fermate sono troppo distanti e il prezzo è uguale alla corsa dei treni regionali. Di conseguenza si ritorna al punto di partenza, come unica scelta più conveniente c’è l’ente regionale.

Quindi nei peggiori dei casi i pendolari dovranno pagare di più per un pessimo servizio. Essi non solo pagano il biglietto ma anche le tasse contenute in quel servizio. Quei soldi potevano essere utilizzati in qualsiasi altro modo. Ad esempio, risparmiando per un certo periodo di tempo, acquistando un’auto o un altro mezzo privato.

In un mercato competitivo la miglior agenzia di trasporto verrà remunerata; quelle che invece peggioreranno la qualità del servizio o aumenteranno il costo del viaggio senza migliorare il servizio avranno delle perdite.

Ciò che deve fare un imprenditore è evitare di diminuire le entrate, visto che esso non è sovvenzionato dai contribuenti, gli unici a fornirgli il denaro sono i suoi clienti. I consumatori sono gli amministratori più severi, sono loro a decidere chi sono i migliori privati per dover gestire la produttività.

Un monopolista dei trasporti pubblici non ha queste relazioni coi propri consumatori, egli ha sempre a disposizione i soldi dei contribuenti.

L’amministrazione dei trasporti pubblici, che decide chi deve attuare i progetti, come investire i fondi dell’agenzia, dove devono passare più treni, in quali orari e il prezzo della corsa. L’amministrazione regionale o centrale non avrà mai le stesse funzioni di un privato. Gli amministratori possono investire nei migliori dei modi solo secondo le loro idee, ma essi non seguiranno le richieste dei consumatori.

In un’potesi dove l’amministrazione decida di investire in treni più veloci ma vagoni stretti e con meno sediolini, i consumatori non avrebbero voce in capitolo.

Non essendoci un sistema competitivo i pendolari saranno costretti ad usufruire di un servizio di qualità infima. Nel caso l’amministrazione decidesse di abbassare i prezzi, contemporaneamente chiederà alla regione di incrementare il fondo per le sovvenzioni nel caso servissero macchinari per riparare dei guasti; in mancanza dei necessari fondi interverrebbe diminuendo le corse e abbassando ulteriormente la qualità del servizio.

Non è dalla beneficenza dell’amministrazione regionale che dobbiamo aspettarci i migliori servizi pubblici; ma dagli interessati dei privati, che per loro l’unico modo per avere un tornaconto è quello di servire le persone.

Infine, anche un servizio privato che trasporta i pendolari della regione o di qualsiasi provenienza, potrebbe fallire per un motivo o un altro. Ad esempio, uno dei motivi principali di un fallimento di una attività è quando la domanda da parte dei consumatori diminuisce, essi avranno preferito l’autobus o qualsiasi altro mezzo di trasporto per spostarsi anziché l’azienda che andrà inesorabilmente in perdita.

Per evitare che alcuni cittadini di qualche luogo remoto e isolato, rimangano senza alcun mezzo di trasporto, si preferisce sovvenzionare le infrastrutture della ferrovia per diminuire i costi da parte dell’azienda, se necessario anche sovvenzionarla al completo, rendendola completamente regionale, ma questo non dovrebbe impedire la nascita di nuove agenzie private.

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