Come mettere le ali all’Italia?

 In Attualità

Cosa fare per rilanciare l’Italia? Il giornalista Davide Giacalone ci fornisce alcune ricette concrete in “LeAli all’Italia” pubblicato da Rubbettino. Ci ha gentilmente concesso un’intervista in cui presenta la Sua ultima fatica letteraria.

  • Tra poche settimane, salvo ripensamenti, entrerà in vigore la riforma della prescrizione. Come Lei giustamente osserva, si tratta di una riforma inutile e controproducente, quali conseguenze nefaste avrebbe e quali sarebbero invece le riforme da approvare in materia di Giustizia?

Di più: è una riforma incivile. Consegna il cittadino, degradato a suddito, ostaggio del procedimento. E oltre che incivile è bugiarda, perché quasi l’80% dei procedimenti va in prescrizione prima della sentenza di primo grado, il che significa che continuerà ad andarci. Serve giustizia con tempi certi (cancelliamo i termini “ordinatori”, che oramai non servono manco come indicazioni di massima, e che siano tutti “perentori”: un mese è un mese, non un periodo di trenta giorni estendibile all’infinito) e brevi. La gran parte delle lungaggini si verificano nel corso delle indagini e prima del rinvio a giudizio, ovvero quando la difesa ha ruoli marginali o nessuno. E serve la digitalizzazione: le montagne di carta che si spostano con i processi sono il monumento all’inefficienza.

  • Lei presta attenzione particolare al Sud. Decenni di assistenzialismo ed aiuti non hanno prodotto alcun risultato, anzi. Quale sarebbe la ricetta per invertire la marcia?

Il sud va liberato dall’assistenzialismo. E siccome aveva ragione un grande siciliano, Leonardo Sciascia, a parlare della Sicilia come metafora, tutta l’Italia va liberata dall’assistenzialismo. Che non è l’assistenza degli svantaggiati e dei bisognosi, ma la pratica per cui la cosa più conveniente da farsi è essere svantaggiati e bisognosi. C’è bisogno di meritocrazia e che lo Stato adempia ai propri dovere: a. È indecente che la giustizia non funzioni, ma al sud funziona peggio che al nord; b. È inaccettabile che la scuola accudisca impreparazione, ma al sud va peggio che al nord; c. È inammissibile che si continui a parlare di delinquenza organizzata come ostacolo allo sviluppo, perché, a parte il fatto che oramai è presente ovunque, per lo spaccio e il riciclaggio, il compito di batterla è dello Stato.

  • Un capitolo del libro è dedicato ad una questione determinante per il futuro dell’Italia ma assurdamente assente dal dibattito pubblico: la demografia. L’Italia è uno dei Paesi più “vecchi” al mondo. Quali conseguenze avrà il trend demografico e come si può invertire?

Quel dato ne contiene uno assai positivo: si vive più a lungo e in migliore salute. Evviva. Però il calo delle nascite segnala che il modello di welfare ereditato dal ‘900 è insostenibile. Molti preferiscono leggere nel crollo della natalità le difficoltà economiche, ma non regge: si facevano più figli quando si era assai meno ricchi, se non direttamente poveri; si spendono ogni anno 835 milioni per la prima infanzia e 2 miliardi e 600 milioni per gli animali domestici. La natalità crolla per un misto di costume (per carità, non faccio il parroco, ciascuno si regoli come crede, ma quando un fenomeno diventa collettivo non basta più la spiegazione della scelta individuale), egoismo e sfiducia nel futuro. Fuga dagli obblighi e rinvio degli impegni. Occhio, perché su questa strada non c’è società che regga.

  • Un argomento centrale nel libro è la burocrazia, annoso problema italiano. Come si può riformare e migliorare la macchina statale? E’ utopico sperare in un ridimensionamento dell’apparato statale? 

Non è utopico, è necessario. Si sono succedute diverse riforme della pubblica amministrazione e, se andate a recuperare gli articoli e le dichiarazioni che le accompagnavano, vi accorgerete che si parla soprattutto di come trattenere gli impiegati dentro la stanza in cui dovrebbero lavorare. Ora, premesso che ci sono tantissimi impiegati pubblici che fanno benissimo e con la testa il loro lavoro, il problema non è controllarli, manco fossero una mandria, ma domandarsi: se così spesso sfuggono ai controlli e si trovano al bar, al tennis o altrove, chi sta valutando il risultato del loro lavoro? Perché se un lavoro non è misurabile è segno che è inutile. In quel caso lo si cancella, non si costringe l’addetto a far la guardia al bidone vuoto. La digitalizzazione aiuta, ma, anche qui, attenzione: non si deve digitalizzare la pa esistente, si deve usare il digitale per cambiare il lavoro, i servizi e l’utilità.

  • Tornando al libro, proviamo a lasciarci con un barlume di speranza: come può ripartire l’Italia?

Ben più di un barlume. È un libro di ricette e sono sicuro che servirebbero e avrebbero successo. Tutto sta a volerlo e a non prolungare oltre la complicità dissipatrice di elettori ed eletti nello spostare denari verso il non lavoro. Il che produce miseria.

Post recenti

Leave a Comment