Le banche devono essere salvate?

 In Attualità, Economia
  • Per quale motivo le banche non devono essere salvate?
  • Quali sono le conseguenze economiche nel caso non si salvassero le banche?
  • Perché salvare le banche è solo una forma statalista che peggiora la situazione nel lungo periodo?
  • Quali sono i pregi dei salvataggi bancari?
  • Perché essere a favore dei salvataggi bancari?
  • Quando salvare una banca?

Le seguenti affermazioni anti-salvataggio bancario faranno storcere il naso ai tanti sostenitori, come i socialdemocratici, ed i liberal-socialisti.

Il salvataggio bancario è un bene per l’economia?

Gli economisti mainstream direbbero che è necessario, le persone si spaventano guardando i telegiornali che informano della situazione: la crisi del settore bancario. Quindi le persone consumano di meno, prendono i soldi depositati nella banca in crisi e la moneta circola di meno perché i consumatori inseguono il risparmio. Di conseguenza, sempre secondo gli economisti mainstream, l’economia crolla per la contrazione dei consumi e per l’eccessivo ri-accumolo di denaro.

Ma guardiamo la situazione da un’ottica diversa. Cosa spinge gli imprenditori a fare debito con le banche durante un boom economico? Come avviene un boom economico? Questi due interrogativi sono fondamentali, senza spiegare questi due fenomeni il resto sarebbe superfluo.

Una banca centrale viene remunerata secondo gli andamenti di mercato, ha lo scopo di stimolare i consumi che porterebbero all’aumento della produttività mentre l’unico mezzo che detiene è il permesso da parte dello Stato di stampare moneta.

Quando la banca centrale aumenta l’offerta della moneta, con bassi tassi d’interesse, la maggior parte delle banche private prendono in prestito il denaro, che a loro volta lo prestano ai clienti con gli interessi. Questi clienti possono essere imprenditori o persone che accendono un mutuo per la casa.
Nel momento in cui l’offerta di moneta è maggiore, per via dei bassi tassi d’interesse rispetto ai risparmi, vi è un aumento dei consumi.

Questo potrebbe accadere anche senza stampare moneta, ma tramite le riserve in oro. Da quando la moneta non ha più un valore collegato all’oro, essa viene sempre più svalutata dai mercati.

Il consumismo a sua volta crea nuovi posti di lavoro dai quali viene generata ulteriore domanda di consumo, portando all’aumento dei prezzi dei prodotti sul mercato. Nel lungo periodo i risparmi non hanno più l’identico potere d’acquisto precedente. Chi non beneficerà del boom economico – come ad esempio gli individui meno specializzati nel loro lavoro – si ritroverà con lo stesso stipendio, rimanendo invariato dal boom economico.

Il subprime ha permesso ai soggetti meno idonei di essere debitori di prestiti impagabili. Difatti questi non sono riusciti a pagare i loro debiti mettendo in difficoltà le banche negli anni 2000. Le imprese del settore edile che videro tutti questi profitti, investirono capitali per non perdere l’occasione di aumentare le proprie entrate. Essi credevano che il settore era in crescita per via delle potenziali ricchezze delle banche.

Si dice che sia la competitività del mercato ad evitare l’inflazione dei prezzi, poiché chiunque aumenti il prezzo del proprio prodotto senza un motivo che incentivi l’acquisto da parte dei consumatori, allora lo vedrà invenduto. Ciò è vero, ma con l’aumento di dazi e un rigido mercato, che vincola la nascita di nuove imprese edili, questo non avviene.
C’è anche da fare i conti con la scarsità: se da un momento all’altro in una nazione si ottiene petrolio di buona qualità a buon costo ma poi il produttore fallisce per via di una calamità naturale, allora la concorrenza offrirà il petrolio per prezzi più alti, essendo l’offerta numericamente inferiore. Di conseguenza, i costi di produzione di tutto ciò che viene realizzato anche grazie a quella determinata materia prima aumenterebbero. Si ipotizza quindi che il mercato dovrà investire in ricerche scientifiche per creare un prodotto il quale sostituirà l’utilizzo del petrolio per i macchinari, ma questo avviene se i risparmi aziendali hanno lo stesso potere d’acquisto, ma con l’inflazione questo diventa un ostacolo che limita le capacità dei produttori.
Se il settore immobiliare non è libero la teoria della competitività sui prezzi non è applicabile.

Ciò che si verificò nel 2008 non è il primo fenomeno d’inflazione avvenuto nella storia: la bolla dei tulipani in Olanda ne è un esempio. In Olanda i tulipani erano considerati uno status symbol, la possibilità di creare debito per essi ha provocato l’aumento dei prezzi dei bulbi e le persone arrivarono a vendere i propri terreni per i bulbi di tulipani. Quando il valore diminuì per via della svalutazione della moneta, la massa monetaria in circolo ebbe un valore minore. Coloro che si ritrovarono indebitati e senza terreni dovettero vendere i propri tulipani a prezzi più bassi. Questi fattori provocarono la bolla dei tulipani.

Sia in Europa che negli Stati Uniti, avere una casa era una necessità ma anche uno status symbol. L’elevata domanda da parte dei consumatori ha aumentato i prezzi, ma la domanda diminuì solo quando la moneta si svalutò nel mercato. Di sicuro una banca non scoraggerebbe i clienti ad indebitarsi per acquistare dei prodotti sul mercato. Si dice che il monopolio immobiliare sia indistruttibile, che il problema sono le banche e le imprese immobiliari, poiché sono gli artefici della crisi avvenuta dopo il subprime.

I clienti che hanno fatto un mutuo con la banca per acquistare l’immobile erano consapevoli dell’aumento dei prezzi. Prima della crisi si diceva che il mercato era in crescita, purtroppo era solo l’ennesima illusione di una politica monetaria non durevole. Nel 2005 si iniziarono a vedere i difetti di tale sistema monetario: i debitori non riuscirono a coprire il debito. Le banche non hanno profitto quando non riescono a ricevere il credito dal proprio cliente e si decise di migliorare la situazione con la cartolarizzazione senza però alcun esito positivo. Tali problemi erano dovuti da un singolo fattore: l’aumento della massa monetaria dovuta al basso tasso d’interesse della banca centrale.

Il governo decise di salvare le banche in fallimento.

La crisi delle banche si risolse ma i salvataggi bancari non solo una soluzione e chi ha pagato le conseguenze fu il ceto medio che, non solo dovette pagare il proprio mutuo con una moneta svalutata dai mercati, ma dovette salvare le più grandi banche che stavano crollando per via dell’inflazione.

Nel frattempo in Italia

Si dice molto spesso che «salvando una banca si salvano i risparmiatori» ma siccome salvare le banche significa tassare imprese e lavoratori, la possibilità di risparmiare diminuisce. Oltre a ciò si tassa anche chi non ha mai fatto un accordo con la banca in perdita.

Così lo Stato iniziò a tassare i beni di lusso, come alcuni proprietari di immobili con determinate caratteristiche o proprietari di imbarcazioni oltre una certa lunghezza. La barca venne considerata un bene di lusso, ma avere una barca non necessariamente significa essere benestanti o ricchi uomini d’affari. Esistono persone che soffrono d’asma e, in alcuni casi, queste persone preferiscono vivere in zone più pulite dove c’è “l’aria del mare”. Essi vivono in barca per diminuire i loro problemi respiratori, ma lo Stato ignora certe situazioni finendo per tassare ciò che per alcune persone è una questione di salute.

È un bene che le banche crollino e che non vengano salvate, in modo da rendere i banchieri più responsabili, e non dei burocrati salvati dallo Stato coi soldi degli altri, salvare le banche è sbagliato.

Anche se l’Unione Europea ha legiferato per evitare che i banchieri possano sfruttare a proprio vantaggio i meccanismi di salvataggio delle banche, lo hanno fatto dando ai banchieri delle direttive da seguire per evitare i rischi d’impresa.
Si sostiene che tali leggi siano state scritte e approvate per evitare gli errori compiuti in passato, ma il vero problema è la banca centrale; Prodi disse che l’Unione Europea ha l’unico scopo finale di controllare i mercati e la finanza, e per fare ciò bisogna espandere l’Unione Europea per evitare che gli imprenditori scappino in altri Paesi [1]. Inquietante.

Questo sistema porterà ad un pieno controllo dei mercati da parte dello Stato centrale, gli Stati federali non conteranno nulla. In tutti i Paesi dove vi è stato un simile controllo da parte del governo centrale, si diceva che queste politiche economiche sarebbero state utili per il popolo ma, come si è verificato nel passato, un uomo o un insieme di burocrati non sanno scegliere per gli altri. Oggi vediamo una Unione Europea più burocratica e meno liberista, e lo diventerà sempre meno col passare degli anni.

Una democrazia non limitata non è libertà, poiché limita le libertà altrui, conducendoci ad uno Stato etico.
Ancora oggi le banche falliscono, per quale motivo? Chi mai farebbe seriamente il proprio lavoro se tanto sono gli altri a pagare i propri errori? Questo sistema ha reso i banchieri dei burocrati. C’è chi dirà che stiamo ancora pagando le conseguenze di questa crisi finanziaria, io direi che stiamo ancora pagando le conseguenze di uno Stato interventista. Hong Kong vede meno presenza dello Stato in economia e nelle scelte individuali, i cittadini di Hong Kong non hanno problematiche sociali come la disoccupazione, che è molto minore rispetto a quella italiana. Il problema non è il libero mercato, ma lo statalismo.

Senza salvataggi bancari l’economia crolla?

Da come abbiamo visto, sono i contribuenti che salvano le banche che crollano per via di queste politiche monetarie che distruggono il progresso economico.

Ultimamente gli statalisti hanno inventato la seguente formula «Non si è mai visto un macellaio senza carne, questo vale anche per le banche senza soldi» ma questa frase, in verità, è illusoria. Un macellaio possiede la carne non perché è lo Stato che glielo fornisce, ma è grazie ai risparmi del macellaio se è disponibile la carne in macelleria. Egli, per rimanere macellaio, deve offrire un buon servizio suoi clienti.

Questa regola vale anche per i banchieri: se una banca non sa fare prestiti è destinata a fallire.
Il banchiere non è altro che un investitore, il suo compito è dare prestiti per ricevere i crediti. Se non riceve quest’ultimi allora il banchiere non è un buon investitore. Le migliori banche sono coloro che hanno elevati risparmi, essi non investiranno mai tutti i capitali in deposito per qualche progetto, nemmeno se il progetto sembra ambizioso.

Per via dei bassi tassi d’interesse, la maggior parte delle banche ha potuto ricevere denaro pagando solo l’1% d’interesse. Questo ha incrementato la domanda da parte delle banche e tra queste le meno esperte hanno iniziato a dare prestiti a soggetti poco idonei. L’incremento della massa monetaria in circolo ha provocato l’inflazione che ha diminuito il valore dei risparmi. Dare dei limiti ai banchieri tramite dei decreti può essere un blocco per i professionisti del settore che sanno eseguire calcoli esatti e dare prestiti migliori rispetto alla concorrenza. In questo modo, infatti, si elimina il concetto di individualismo metodologico e di meritocrazia.

Infine, questo sistema che droga l’economia distruggere le risorse. Come si è detto prima: aumentano i prestiti ma non i risparmi perché si crea moneta dal nulla. All’inizio avviene il boom economico, ma è un benessere che dura per breve tempo. Si crea lavoro, aumentano i salari di alcune persone, e si incrementa il consumo di risorse. Questo con il Gold standard non sarebbe mai accaduto.

In quest’articolo non si parlerà del Gold standard in modo preciso, per ora posso dirvi che è un buon sistema che impedisce allo Stato di sperperare denaro o di evitare l’inflazione dovuto ad investimenti sbagliati.

Le banche centrali devono ritornare al sistema Gold standard, il conio lo fa lo Stato e se si vuole sarà possibile utilizzare la banconota per comodità. Una banca che si comporterà come la Federal Reserve System sarà destinata al fallimento. Il problema è stato proprio rendere Fed una banca ufficiale.

La grande depressione è stata determinata dalle politiche economiche della Fed che nel 1910 diventò ufficialmente la Banca centrale statunitense. Nel 1914 il governo utilizzò la banca centrale per fare credito per la produzione bellica. Negli anni ’20 vi è il boom economico e di seguito l’inflazione e la grande depressione. Non avvengono crisi così disastrose con una moneta forte, la borsa non crollerebbe e la disoccupazione non raggiungerebbe una percentuale elevata come avvenne nel ’29.

Il giovedì nero

Un altro punto fondamentale è che le banche difficilmente collaborarono tra di loro negli anni ’20, questo infatti è stato uno dei fattori che portò il crollo di Wall Street (contando che vi era l’inflazione per via della prima guerra mondiale). Per cooperazione si intende che le banche si aiutano vicendevolmente in operazioni di salvataggio ma, essendo in concorrenza, esse idealmente non collaborerebbero. Il crollo del settore bancario provocò fallimenti a catena di diverse banche e la depressione economica degli anni ’30. Il disastro portò sul lastrico i risparmiatori, ⅓ delle imprese fallirono e si ebbe una forte deflazione. Questo portò la società alla depressione, molti uomini d’affari si suicidarono e gli operai rimasero disoccupati. Questi furono i motivi che hanno spinto l’adozione del New Deal.
Ma come ho spiegato in precedenza, l’inflazione è la causa della diminuzione del valore dei risparmi. Una banca con una grossa fetta di risparmiatori ha di per sé grandi risparmi perché i banchieri sanno gestire i capitali. Dal momento che questi capitali perdono parte del potere d’acquisto, la banca diventa instabile. Tale situazione la subirono le banche in collaborazione per l’unione bancaria, ed è per questo che hanno deciso di non aiutarsi: esse erano in difficoltà quanto le altre.

1. trasmissione televisiva La Storia Siamo Noi.
Giovanni Minoli: Lei ha scritto sarà diverso, ma a parte da cosa?
Prodi: A partire dal potere: ci saranno nuovi Stati potentissimi, delle gerarchie all’interno dei paesi, non ci sarà più questo comando senza controllo della finanza; ci sarà più peso della produzione reale dell’industria. E io credo che ci sarà più spazio per maggior giustizia sociale.
Intervista del 22 aprile 2009

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