Tolo Tolo: Il Film che in pochi hanno capito

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Il film Tolo Tolo è il nuovo grande successo del comico Checco Zalone, che interpreta il personaggio principale, e mostra alcune problematiche culturali e burocratiche dell’Italia

In quest’articolo vi sono degli spoiler, si avvisano a tutti i lettori di non leggere l’articolo nel caso si vogliano evitare anticipazioni sulla trama del film.

Partiamo col l’introduzione: il protagonista descrive il suo paesello come abbastanza arretrato, così come lo è la cultura dei cittadini. Ciononostante afferma più volte che, nonostante esso vive in una comunità con una certa mentalità arretrata, lui è diverso. Pensa e agisce in maniera molto differente rispetto al resto della comunità del luogo. Forse è un aspetto del film che ho notato solo io, ma qui si tratta di mero individualismo.

Il protagonista pensa in grande. Nella stessa località iniziale del film, la quale è popolata dalla maggior parte di anziani, apre un locale moderno. Pochi erano i giovani che lo frequentavano. Si nota quindi un’analogia proprio con l’italia, che è un paese per anziani.

Dopo un po’ di tempo però avviene quello che non deve avvenire. Il protagonista è costretto a chiudere l’attività per questioni burocratiche. Questo momento del film mi ha fatto riflettere molto: l’attività non danneggiava i clienti, i prodotti non erano scadenti. I motivi per cui è stata chiusa l’attività erano insensati. Si trattava di materiale non omologato secondo la legge: per via di qualche centimetro di troppo dei materiali e oggetti non dichiarati al fisco.

Per quale motivo lo Stato dovrebbe punire in questo modo, così ingiustificabile, l’individualismo? Un gruppo di persone remunerava il proprietario che quest’ultimo pagava i suoi dipendenti. Con la burocrazia che ha invaso e ostacolato le possibilità di creare ricchezza si è creata disoccupazione. Ora non vorrei elogiare gli economisti austriaci, però non si può negare il fatto che queste regolamentazioni stanno semplicemente mettendo in pericolo molte persone ed è quello che gli austriaci hanno sempre sostenuto. In pericolo perché blocca la possibilità di dare a tutti una chance per migliorare il proprio tenore di vita. Nell’articolo Chi Tutela i Lavoratori descrivo proprio queste problematiche in modo più specifico, sfatando il mito che lo Stato possa migliorare le condizioni dei lavoratori con delle leggi e qualche sussidio.

Precedentemente, prima della chiusura dell’attività, la madre del protagonista invita il figlio a prendere il reddito di cittadinanza «perchè lo prendono tutti» e anche qui l’individuo rifiuta il sussidio, dicendo che lui è diverso, deve realizzarsi. Non vuole vivere da parassita sulle spalle degli altri, non è questo lo scopo per qui siamo in vita: ovvero quello di abusare dell’assistenzialismo, consumare e morire. Lo scopo di ognuno di noi è quello di raggiungere i propri obiettivi, ed è proprio questo che, da un mio punto di vista individualista, dà valore alla vita.

Dopo la chiusura dell’attività, l’intera famiglia si trova in un ufficio di un avvocato per informarsi sui debiti da pagare: i vari pignoramenti distruggono l’atmosfera familiare del protagonista. La fidanzata, così come l’intera famiglia, esprime un certo rancore verso proprio familiare.

Zalone, dopo aver realizzato che in Italia è impossibile prosperare, emigra in Africa. Il luogo non è stato scelto a caso, serve per parlare del secondo tema del film, infatti si passa dal lato burocratico al lato culturale. Il film non specifica in quale nazione emigra Zalone, per un semplice motivo: spesso per l’italiano medio la Siria, la Libia, il Congo sono semplicemente Africa, ma in realtà l’Africa è un vasto continente. In effetti l’italiano medio per identificare un qualsiasi africano, che sia nato in Libia o in Somalia, utilizza uno dei due termini: o marocchino, o africano.

Nel film si mostrano le condizioni di vita dei cittadini del nord Africa: farmacie che non hanno nulla a che fare con la medicina moderna, attacchi terroristici, corruzione politica e ostaggi. Tutto ciò mette in difficoltà le persone, mettendole a disagio, e alcuni scappano verso l’Europa.

Il film mostra sia le condizioni di povertà in Africa settentrionale sia le condizioni di coloro che emigrano. Anche il protagonista decide di andare via, anche se purtroppo il suo obiettivo non era l’Italia per via dei diversi debiti con lo Stato.

Durante il viaggio di Zalone, in Italia si dà per morto il protagonista, dando la possibilità alla famiglia di non dover più pagare i debiti e che per via della perdita riceve dei sussidi da parte dello Stato. Beh, più che definirli sussidi si parla di un gran numero di soldi, non ricordo per quale motivo precisamente ma poco importa. Perché questo momento del film vuole mostrare solo una cosa, che vi dirò a breve.

Checco Zalone non era morto, bensì vivo e vegeto. Quando la famiglia scopre che è ancora vivo; ma l’obitorio afferma la morte di Checco Zalone, completamente irriconoscibile senza esame del DNA. La famiglia sapeva che il familiare era ancora in vita, e se lo Stato avesse scoperto che il cadavere non fosse quello di Checco Zalone allora la famiglia non avrebbe più ricevuto i soldi dello Stato. Così la famiglia cerca di negare la verità.

Questo potrebbe voler identificare il livello di parassitismo. Come se l’autore del film volesse dire che in Italia si preferisce spacciare un proprio familiare per morto e ricevere le sovvenzioni, piuttosto che essere remunerati grazie alle proprie abilità.

Sulla questione immigrazione, nel finale, un burocrate – dategli qualsiasi nome per le sue attività in politica, per me sono tutti denominabili come burocrati – cerca di mandare via gli immigrati dall’Italia perché sono immigrati e gli italiani non vogliono stranieri. Perché rubano il lavoro, perché sono criminali, perché hanno la pelle scura, perché hanno altre culture, perché bisogna pensare prima agli italiani, etc, etc…

Ma la verità e che la democrazia illimitata che c’è in Italia – e von Hayek disse proprio che una democrazia illimitata può eliminare certe libertà di alcuni individui – ha deciso di non volere questi immigrati anche per motivi xenofobi. L’Italia è un paese xenofobo, ha paura dello straniero non per questioni di protezione della nazione o per qualsiasi altro motivo, ma proprio in quanto diverso. La sociologia spiega bene che una comunità incolpa sempre i diversi, le minoranze, coloro che non sono uguali ai concittadini del proprio popolo. Ovviamente si parla in generale, non tutti sono xenofobi, ma tanti lo sono.

Questo accadde in Unione Sovietica dove si dava la colpa ai capitalisti, i più ricchi. Così come nella Germania nazista si dava la colpa agli ebrei.

Oggi non è cambiato assolutamente nulla. Sia l’estrema destra che l’estrema sinistra danno ancora la colpa ai diversi.

In Italia si pensa che i problemi del paese siano gli immigrati o i ricchi, e questo paese ogni giorno che passa diventa sempre più xenofobo e socialista. Lo Stato dice che bisogna aiutare i poveri e per farlo bisogna burocratizzare. Quando in realtà la povertà la crea lo Stato. Abbiamo visto che l’Italia è un paese che punisce l’individualismo, il profitto e la creazione di ricchezza. Insomma, lo Stato italiano ha una visione distorta della realtà. È come se lo Stato mettesse una trappola per topi, prima innesca la trappola e uccide il topo e poi da la colpa al pezzo di formaggio anziché alla trappola. Il topo è solo una metafora che rappresenta l’individuo che cerca di raggiungere i propri obbiettivi, il formaggio è l’obbiettivo e la trappola è la burocrazia che impedisce al topo di raggiungere i nostri scopi.

Il film è una parodia sull’Italia e sugli italiani, descrivendone in modo emblematico i problemi che stanno portando al tracollo questo paese. Non è solo un film, ma una grande opera cinematografica.

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