Oltre lo stato paternalista -Rubrica “Welfare secondo un Liberista”

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Esiste la società? Se si, vi chiedo, da cosa è composta una società? Mi vengono in mente le persone e le regole. Le regole fanno la persona o le persone fanno le regole? Probabilmente entrambi i casi. A mio parere, direi, che l’equilibrio perfetto è quando regole e persone si condizionano a vicenda, come contrappeso reciproco.

Ma esistono due aspetti che ritengo decisivi tanto quanto trascurati, l’interesse e l’azione umana.

Max Weber affermò “Sono gli interessi (materiali e ideali), e non le idee, a dominare immediatamente l’agire dell’uomo…”.

Questo ci indica come le azioni individuali siano spinte da interessi. Un interesse condizionato dalla cultura, dal contesto, dalle esperienze precedenti, da un obiettivo che si è prefissato, dall’ambizione.

Ebbene, quando invece parliamo di una società, queste azioni individuali entrano in un meccanismo particolare. In un meccanismo che innesca automaticamente nella persona che riceve l’azione, una re-azione condizionata a sua volta dai propri interessi.

Quindi, esordiamo dicendo che la società è l’insieme delle azioni compiute dagli individui che agiscono all’interno delle regole. Questo ci induce a pensare che l’individuo, con le sue azioni, possiede il grande potenziale di essere protagonista della propria vita quotidiana, del proprio quartiere, del proprio posto di lavoro.

Quando l’Italia viveva il suo BOOM economico – fine anni Cinquanta – si riteneva che la ricchezza – sviluppatasi precedentemente – si stesse diffondendo in modo “disordinato”. Aumentavano sì i risparmi, ma i consumi privati erano considerati immorali, ingiusti e a discapito dei consumi pubblici. Pertanto, burocrati e politici iniziarono ad impegnarsi per “governare questa ricchezza”.

Nel nostro caso, traduco, vuol dire politiche a sostegno dell’eguaglianza e della giustizia sociale.

Pertanto, con il passare del tempo, a suon di competizione tra i vari partiti, iniziò quella campagna elettorale permanente per conquistare gli elettori.

Questa competizione portò gli stessi partiti ad offrire livelli sempre più elevati di welfare. Un benessere fittizio creato dallo Stato e non più creato dall’insieme delle azioni individuali. Quello stesso assistenzialismo che aveva diffuso la convizione che il Governo fosse in grado di fare qualsiasi cosa e aveva offerto ai socialisti l’opportunità di estendere massicciamente l’intervento statale.

Esiste un problema, lo Stato deve intervenire. Punto e a capo.

Ma questo repentino trasferimento dei doveri dal cittadino allo Stato, ha provocato una serie sconfinata di diritti acquisiti. Il ragionamento diffuso era, per l’esattezza, che se io cittadino non ho più voce in capitolo, deve essere il governo a incidere sulla mia vita, sulla mia famiglia e sul mio lavoro.

Con la conseguenza che oggi alla politica italiana viene richiesta una serie di interventi che tendono sempre più a indebolire il valore umano della persone e delle persone e a rafforzare la “presunta” figura protettrice del Governo.

Peccato però che tutto ciò si stia rivelando un boomerang. Perché se oggi la politica, o i partiti in Italia, godono di una scarsa fiducia è proprio al fatto che i cittadini si sentono disillusi dal sogno statalista e assistenzialista. Le politiche di assistenzialismo, di protezionismo statale hanno arricchito una parte di italiani, ma hanno impoverito tutto il resto.

Non solo, ma è sempre maggiore il numero di persone che si rendono conto che qualsiasi interlocutore della pubblica amministrazione fatica a soddisfare le nostre esigenze, risultando piuttosto costosa, poco efficiente e – talvolta – dannosa.

Bisogna andare oltre.

La nostra idea è quella di rendere protagonista il cittadino, sia come singolo e sia come membro di un’associazione, nel realizzare una rete sociale volontaria basata sulla condivisione di valori e reciprocità. Le autorità istituzionali non agiranno più come gestori e organizzatori, ma come arbitri garanti delle leggi.

Questo perché noi crediamo nella persona e nelle sue potenzialità; vogliamo incoraggiarlo alla diversità e alla scelta personale; vogliamo che venga messo nella condizione di poter ricevere la giusta ricompensa per l’abilità e l’impegno mostrata nel lavoro. Ma ciò che mi preme sottolineare è che la mano invisibile, come nel mercato, anche sul welfare può essere decisiva.

Ed è per questo motivo che ho deciso di realizzare questa rubrica sul welfare. Per raccontare le politiche sociali da un altro punto di vista, completamente diverso da quello propugnato dai socialisti.

Vi pongo un quesito:

Le politiche sociali possono svilupparsi tramite la coesione volontaria dei cittadini, l’autogestione del welfare, l’autogoverno del proprio vicinato o delle proprie cause sociali?

Proveremo a dare una risposta…

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