Dobbiamo pagare di più gli insegnanti?

 In Attualità

Un punto su cui praticamente tutto il mondo politico concorderebbe è quello di alzare gli stipendi degli insegnanti. In fin dei conti, ci dicono, i docenti sono coloro che accompagnano i nostri figli verso il futuro e devono per forza essere pagati bene.

C’è un solo problema in questo ragionamento: può causare più problemi di quanti ne risolva.

In questo articolo ti dimostrerò che parlare di “insegnanti” come categoria unica è insensato e che, alla fine, la soluzione migliore è la contrattazione su base individuale e non di certo la farraginosa burocratizzazione centrale.

Insegnare per vocazione o per scelta

L’idea che stipendi più alti vadano a migliorare la qualità dell’istruzione ha senso ma solo in un campo: quello dei lavori in concorrenza.

Pensateci: laureati in informatica, in matematica o in ingegneria hanno centinaia di strade possibili. L’insegnamento è solo una di esse e per essere attrattivo deve offrire dei benefici tali da attrarre non solo l’estrema minoranza che ha l’insegnamento nel sangue.

Insegnare, oggi, non è di certo un lavoro usurante: il CCNL parla al massimo di 25 ore settimanali. Al tempo stesso, però, non è evidentemente pagato a peso d’oro. Alzare gli stipendi in settori dove esiste un’effettiva concorrenza può realmente portare a docenti più competenti, “strappando” buone menti al mondo del lavoro comune per portarle nell’insegnamento. Stipendi bassi, invece, favoriscono le seconde scelte e gli adattamenti e possono portare, per esempio, i biologi e gli economisti a insegnare matematica nelle scuole.

Ma non tutto è mercato

Ma non tutto segue le leggi di mercato. Esistono lauree che hanno come principale sbocco lavorativo proprio l’insegnamento e, in tal caso, la logica di mercato non funziona. Mai esisterà un’azienda che proverà a strapparti il laureato in lettere moderne che tu vorresti come insegnante di italiano. D’altra parte l’alternativa sarebbe quella di un impiego comune, ma un lavoro da 40 ore settimanali e poche ferie difficilmente è più allettante di un sicuro e tranquillo posto da professore.

Conseguenze inattese

Qualcuno direbbe che non c’è niente di male ad alzare tutti gli stipendi. Si otterrebbero docenti migliori nel campo scientifico e, nel mentre, si aiuterebbero i docenti nel campo umanistico. Peccato che una conseguenza inattesa ci sia: più è sostanzioso lo stipendio e più persone saranno disposte a rischiare per averlo, magari conseguendo un titolo di studio meno utile al mondo del lavoro “reale”.

Non nascondiamoci dietro a un dito. Nella situazione italiana, con elevati tassi di disoccupazione i concorsi, anche per lavori “vocazionali” come il poliziotto o l’insegnante, sono pieni di inidonei.

Se un insegnante di materie umanistiche potesse essere pagato fin da subito, mettiamo, 1’800€ netti, le persone che si assumerebbero il rischio di prendere una laurea in materia – meno spendibile sul lavoro di una laurea STEM ma solitamente più semplice da ottenere – sarebbero molte di più, specie se nel territorio le opportunità sono poche.

Inoltre, a differenza dei più produttivi soldi spesi per incrementare i salari nei settori STEM sarebbero una mancetta al fine pratico. E in un sistema scolastico che lamenta – anche causa enorme malagestione – croniche mancanze di fondi non è una grande idea.

Se ci fosse più mercato?

E se le scuole fossero autonome nella scelta degli insegnanti e nella negoziazione dello stipendio? E se questo avvenisse in un sistema dove le scuole – pubbliche o private che siano – vengono finanziate su base individuale?

In un sistema in concorrenza le scuole avrebbero convenienza ad avere docenti esperti per le proprie materie scientifiche, sarebbero quindi portate a pagare di più. E non un di più basato sul nulla o, peggio, sulle presunzioni di qualche burocrate, ma sullo stipendio richiesto dai professionisti desiderati. O, più in generale, offrirebbero ad essi dei benefit desiderabili per attrarli.

Per gli umanisti, non prendetevela, ma c’è poco da fare: la scuola è il vostro principale mercato e c’è meno spazio di contrattazione. Ma come spiegavo in precedenza in un altro mio articolo anche per voi c’è spazio di miglioramento!

Sicuramente una scuola preferisce avere un buon docente, magari con qualche esperienza utile all’insegnamento, piuttosto che un docente che è lì solo perché è riuscito ad accedere alla graduatoria. Magari non vi verrà proposto uno stipendio da 25 euro l’ora, che per la cronaca è il salario di un docente a fine carriera – ma è probabile che un bonus siano disposte a pagarlo.

Nulla vieta che le scuole diano particolari premi di produttività ai docenti che hanno esiti migliori, anche legati a risultati socioeconomici. Un docente che riesce ad elevare il livello di una classe è un patrimonio per la scuola, così come per gli studenti dell’istituto.

Ma oggi le paritarie pagano poco!

Oggi, spesso, le scuole paritarie hanno stipendi bassi. Non è sempre così, ovviamente, ci sono istituti che hanno stipendi e orari paragonabili a quelli statali e addirittura scuole con stipendi migliori di quelli statali.

Ma è tutto parte del gioco della mancanza di mercato. Tipicamente i professori pagati meglio sono quelli che programmano di rimanere nella paritaria. Per tutti gli altri, insegnare nelle paritarie significa ottenere punti utili per salire in graduatoria e arrivare, alla fine, ad insegnare nelle scuole statali.

Si tratta, sostanzialmente, di un tacito accordo che conviene a tutti: io ti pago di meno, ma ti offro margini più alti, tu ottieni punti e avrai il ruolo. Vai a lamentarti, ma con l’attuale sistema è un metodo perfettamente funzionante.

Ma se non esistesse questo tanto agognato ruolo chi accetterebbe stipendi da 7€ l’ora o peggio? Nessuna persona sana di mente. Una scuola che offre stipendi da fame chiuderebbe per mancanza di docenti. Certo, qualcuno si lamenterebbe che con tale sistema alcuni docenti guadagnano di più e altri di meno, ma si giungerebbe comunque a stipendi (almeno) dignitosi accettati con ampio consenso. Il tutto senza prima doversi prostrare qualche anno alla paritaria per ottenere i magici punti per essere calcolati dallo Stato.

Recent Posts

Leave a Comment

0