Coronavirus: quando l’economia va in quarantena

 In Attualità, Economia

Siamo in una situazione critica.
Ho pensato e ripensato se scrivere questo articolo, se ne valesse realmente la pena, se non si fosse trasformato semplicemente in una valvola di sfogo.
Ed eccomi a scrivervi in questi giorni ricchi di tensione, nei quali una cattiva e continuativa comunicazione hanno fatto a livello psicologico più danni che benefici.
Perchè il problema c’è, è reale. Ma qualcuno disse: “il problema non è il problema, il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema“.
Se vi chiedete quale grande pensatore abbia partorito questa frase, sappiate che è Jack Sparrow.
Perchè anche nei contesti più bizzarri, può essere trovato un barlume di saggezza.
Ma ora addentriamoci in questo viaggio.
Quali sono le conseguenze del coronavirus? Cosa si sarebbe dovuto fare? Cosa si può fare?

Partiamo dalle note dolenti.

CATTIVA COMUNICAZIONE

La comunicazione è fondamentale.
Più ti rivolgi ad un ampio spettro di persone, più maniacalmente va curata.
Più abbiamo a che fare con una situazione seria, più non può essere lasciato che qualcuno da A, deduca B.
Invece no, il nostro governo tra soffiate inaccettabili e decreti contrastanti (e lo scrivo con immensa tristezza) ha fatto dedurre tutte le lettere dell’alfabeto italiano, più quello spagnolo, aramaico e sanscrito.
Nel dichiarare l’estensione della zona rossa a tutta Italia, che in realtà è più una zona arancione, il Presidente del Consiglio a reti unificate ha cercato di spiegare senza troppi dettagli il decreto e cosa comportava.
Risultato?
Gente confusa, che non comprende a pieno cosa bisogna fare e come bisogna muoversi.
Se si sbaglia nel comunicare, il fuggi fuggi di Milano è solo una mera conseguenza.

Ma sia chiaro, non solo il governo ha peccato.
Sui social abbiamo avuto modo di vedere medici, economisti, e tutti coloro che dovrebbero essere un faro di speranza in questo momento buio, fare a gara a darsi dell’incompetente a vicenda su chi ne capisce più di coronavirus.
Mi hanno ricordato a 17 anni mentre litigavo con le persone sui social.
Solo che quel che io dicevo non aveva conseguenze se non sulla mia sfera privata, loro invece gettano ulteriore confusione su una vicenda così seria.
Ma non solo.
Abbiamo visto giornali cavalcare la paura, con titoloni contrastanti e da psicosi collettiva.
Abbiamo visto talk show parlare per puntate intere del virus, gettando ulteriore disperazione.

Purtroppo la cosiddetta responsabilità, quella che il cittadino deve ancor più perseguire maniacalmente e che si può riassumere nel decantato #restateacasa, dalle cosiddette “autorità” è stata totalmente mandata a quel paese. Con conseguenze nefaste.
Lo stesso #restate a casa, è di fatto fuorivante. Ci sono tante deroghe in merito, e questo crea una ulteriore confusione su quello che si può fare, e quello che non si può fare.

Proseguiamo.

MANCANZA DI ORGANIZZAZIONE

In ogni azienda e Stato che si rispetti, a fine anno si fanno previsioni sull’andamento futuro.
Siccome nessuno ha la sfera di cristallo, si preparano differenti scenari.

  • Uno base, il cosiddetto “Base case“.
  • Uno ottimistico, il cosiddetto “Best case“.
  • Uno pessimistico, il cosiddetto “Worst case“.

Se le cose vanno bene, amen.
Se le cose vanno male, si conoscono già tutte le possibili operazioni da intraprendere in modo tale da agire con tempismo e non essere colti di sorpresa.

Ora, questo coronavirus è stato svelato dalle autorità cinesi il 7 Gennaio scorso.
E’ da metà gennaio, che tra un assalto di Trump nel Medio Oriente e gli incendi in Australia, i TG parlano a ruota continua di questo tema.
E’ possibile che dei provvedimenti seri, un’accurata organizzazione della logistica in anticipo “perchè non si sa mai”, un eventuale accordo con altri stati per prestarci dei medici (pagandoli) se le cose dovessero andare per il peggio, non siano stati intrapresi?
Possibile che si siano bloccati inutilmente i voli da Taiwan rischiando quasi uno scontro diplomatico, piuttosto che adottare misure di buon senso?

Non parliamo di cose aliene, ma di cose che potevano essere organizzate subito.
Abbiamo avuto oltre un mese dalla scoperta del coronavirus in Cina ai primi casi in Italia. Era un tempo più che sufficiente per organizzarsi e agire.
Finita l’elencazione di cose ragionevoli, ma mai praticate perchè un’incompetenza superiore lo impedisce, andiamo avanti.

CARENZA POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA

L’Italia rispetto a buona parte dei paesi con simili trend d’invecchiamento, negli ultimi anni ha preferito dare più soldi in pensioni che in sanità, diminuendo costantemente i posti in terapia intensiva come notiamo dal grafico qui sotto:

Ed ora il colpo di scena.
In tutto questo i soldi stanziati per la sanità non sono diminuiti, ma sono addirittura aumentati come vediamo da quest’altro grafico qui sotto:

Negli ultimi 20 anni, al netto dell’aumento dei prezzi, i soldi stanziati per la sanità sono cresciuti di circa 15 miliardi. Un aumento del 20%.
Questo nonostante siano diminuiti i posti letto e i posti in terapia intensiva.
Potrebbe essere l’ennesimo caso di spreco di risorse pubbliche? Questo lo lasciamo ad una ricerca approfondita, ma non sorprenderebbe.
Lo Stato non da oggi spende male i vostri soldi.
Lo Stato imprenditore ha fallito, e continuerà a fallire.
Ma non ci fermiamo mica qui.

POSSIBILI DANNI ECONOMICI DEL CORONAVIRUS

Questo è un tema delicatissimo, e sarebbe bello parlare di stime.
Ma sapete cos’è? E’ maledettamente difficile. Ogni stima che possiate trovare ora è pesantemente fallata.

Per questo, qui mi riferirò solo ad una ricerca del Cerved per cui devo ringraziare i ragazzi di Liberi Oltre.

Partiamo da una premessa: la struttura imprenditoriale italiana è formata da PMI, cioè piccole e medie imprese.
In realtà sarebbe più corretto parlare di micro-imprese, che son quelle con meno di 4 dipendenti, perchè rappresentano il 95% delle imprese totali.
Le PMI hanno un vantaggio: sono estremamente flessibili e possono facilmente riconvertire la propria produzione.
Ma esse hanno alcuni problemi enormi, come la scarsa innovazione (che in un mondo sempre più tecnologico come il nostro è un gap abnorme), e la scarsa di liquidità.
Una azienda grande può resistere a qualche mese di magra.
La micro-impresa viene invece spazzata via.

Fatta la premessa, cosa ci dice questa ricerca?
Anche in questo caso, ci si rifà ad un modello in cui si prevede uno scenario “positivo”, uno “mediano”, ed uno “negativo”. Ma prendete tutto ciò con le pinze.

Secondo lo scenario peggiore, se il contagio del coronavirus dovesse continuare fino a fine anno, si stima un fallimento fino al 10% delle aziende italiane.
La botta sul PIL sarebbe catastrofica.

Lo scenario più “positivo”, prevede invece un fallimento fino ad un massimo del 5% delle aziende italiane. Una botta in ogni caso devastante.
Questo serve a renderci più consapevoli di quale situazione maledettamente complessa abbiamo a che fare.
Ed è per questo, che abbiamo il dovere di proporre soluzioni fattibili.

QUALI SONO LE SOLUZIONI? COSA POSSIAMO FARE PER LIMITARE I DANNI?

Partiamo subito da una cosa da non fare. O meglio che non serve.
Le politiche della banche centrali possono fare veramente ben poco.
La FED ha ridotto al primo segnale grave i tassi di mezzo punto, ma è una manovra che sembra più politica (desiderata da Trump da anni) e la cui efficacia è tutta da vedere.
Ma la politica monetaria, tra una BCE che ha quasi terminato le cartucce da sparare, e la natura particolare di questa crisi(negli approfondimenti un interessante articolo del prof. Tommaso Monacelli), non sembra poter sortire alcun effetto decisivo.

Quello che va fatto è preservare la capacità produttiva del paese.
La domanda di beni e servizi può essere molto variabile in condizioni di incertezza, può esserci una forte contrazione come un grande rimbalzo.
Ora le persone sono incentivate a risparmiare e a rimandare i consumi, e se questa crisi durerà ancora poco, tutto ciò che non si è acquistato fino ad ora potrà essere parzialmente recuperato con una grande richiesta successiva.
Questo con eccezione del turismo: le disdette ricevute, il danno d’immagine, sono persi.
Ma se perdi una parte di capacità produttiva del paese non la recuperi più nel breve termine.
Una sola azienda che fallisce può creare problemi nel suo micro-ambiente, immaginate nel nostro mondo interconnesso le conseguenze di una catena di fallimenti.
Ci sarebbero posti di lavoro in meno, meno guadagni e più povertà diffusa, per un fattore esogeno al mercato. E questo va evitato whatever it takes.
(Si, ci si sente molto Mario Draghi a scrivere questo)

Quindi quali soluzioni sono da proporre?

Abbiamo due rimedi da adottare subito.

  • Esenzioni totali da tasse per tutte le aziende costrette a chiudere temporaneamente per la crisi. NON SOSPENSIONI. E’ totalmente inutile e solo dannoso non far pagare le tasse oggi, per farle pagare domani.
  • Sussidi temporanei e di short-time per tutte le piccole imprese in forte carenza di liquidità. Riscrivo: TEMPORANEI. Se diventano duraturi poi non hanno alcun effetto, e diventa parassitismo assistenzialistico.

Tutto ciò obbligatoriamente va fatto a deficit, e qui abbiamo un punto cruciale del problema.

CONSIDERAZIONI FINALI

Capite a che serve adottare tutte quelle misure che servono a far aumentare il PIL, e quanto siano dannose le misure assistenzialistiche intraprese sistematicamente da tutti i nostri politicanti con il vostro favore, e che non fanno altro che accumulare deficit su deficit?
Capite che un alto debito pubblico in percentuale al PIL come il nostro, sia così dannoso perchè non ci dà sufficiente spazio di manovra in una situazione di VERA emergenza come questa?

Questo paese ha bisogno di radicali riforme, ha bisogno di ridurre il proprio assistenzialismo che sottrae soldi a tutti per dare a qualcuno.
Questo paese ha bisogno di non dare costantemente soldi a pensioni, ma di fare investimenti seri.
Ha bisogno di ridurre il proprio peso burocratico, e di lasciare la libera impresa realmente libera.
Perchè che lo vogliate o no, è strozzata dalla catena statale.

Questa è la lezione che ci deve impartire il Coronavirus.
Quando questa crisi sarà finita, muovete il sedere e informatevi. Studiate! Non lasciate questo paese in mano a dei politici la cui idea più geniale è dare pensioni ai cani poliziotto.

Questo paese ha bisogno di crescere, di sognare e di diventare ricco. Di diventare innovativo, di essere libero.
Ne va del vostro futuro, del vostro presente, dei vostri figli e di tutto quello che più caro possiate avere.
Muovetevi!


Fonti:
Coronavirus: fino al 10% delle aziende in default. – Cerved
Istat: in Italia 4,2 milioni di micro-imprese, 95% del totale. – Ansa
Nuova infezione da coronavirus, il punto della situazione. – Ministero della Salute

Approfondimenti:
Shock da virus, la via stretta della politica monetaria – Tommaso Monacelli
Decreto #IoRestoaCasa, domande frequenti sulle misure adottate dal Governo – Presidenza del Consiglio dei Ministri

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