Covid-19: quando la cura è il liberismo

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Se c’è una cosa che non si ferma mai, neanche di fronte alla crisi e alla sofferenza umana è lo sciacallaggio dei liberticidi.

Anche oggi, in questa grave ora della vita globale in cui migliaia di persone si ammalano (e muoiono) per colpa di una pandemia (dovuta alla mala gestio dello stato cinese) e il personale sanitario si prodiga con sforzi sovraumani per combattere il Covid-19, abbiamo le forze del socialismo che sono scatenate nel diffondere fake news, distorcendo dati ed elaborando analisi al limite della fantascienza, una vera e propria diffusione di “fusarinitecontro il liberismo che si contraddistingue per la comune invocazione di un più forte e generale aumento dell’interno statale contro il capitalismo “brutto, sporco e cattivo”.

Eppure questi giorni di quarantena e blocco necessario per tutti noi, di limiti e cambiamento dei nostri stili di vita, stanno proprio certificando in realtà il fallimento ideologico degli statalisti e la necessità di una maggiore diffusione della cultura liberale nel nostro Paese, di una più forte radicazione dei valori del liberismo.
E attenzione: qui parlo dei valori strettamente sociali dell’individuo.

Infatti non è mia intenzione entrare qui nel merito dell’impatto economico del Covid-19, delle politiche monetarie e fiscali di reazione (magari farò un articolo a sé stante vista la complessità dato che stiamo parlando di un cigno nero esogeno impattante sul sistema economico reale), ma bensì vorrei richiamare alla vostra attenzione un aspetto chiaramente espresso da Thomas Manfredi (Liberi oltre le illusioni) in un suo recente post:

Il problema essenziale economico del Covid? Per me non è macro ma micro. Quello macro è conseguenza. Un enorme problema di coordinamento dei comportamenti dovuto a free riding e esternalità negative che non vengono considerate. Nessuno internalizza? Serve ahinoi un intervento draconiano del Governo. Ahinoi.

Che cosa vuol dire tutto ciò?
Ebbene sono in troppi ad attaccare il liberismo senza manco sapere che cosa sia altrimenti – salvo l’incredibile capacità distorsiva dei socialisti volta al guadagno emozionale e monetario – ad oggi avremmo tutt’altra situazione dato il generale principio “non è la società ad avere valori, ma bensì gli individui”, il quale ci riconduce ai più che mai oggi necessari principi cardine del liberismo: libertà e responsabilità.

Infatti proprio nel corso delle ultime settimane abbiamo visto come vi sia poco senso di quest’ultimo negli individui: assalti alle stazioni dei treni e ai supermercati, violazioni dei decreti di contenimento e elusione delle caotiche disposizioni del governo (neanche durante le emergenze si ferma l’incapacità legislativa), con passeggiate di gruppo e l’organizzazione di feste da parte di individui che se infischiano totalmente della gravità del momento.

Invero – riprendendo quanto scritto da Piccone lo scorso 9 marzo su Econopoly (Blog di Il Sole 24 Ore) – siamo divenuti “un Paese in pezzi, anarchico, pieno di pretese, senza cognizione dei doveri”, poiché grazie agli anni del populismo, del vaffa e dei poltronari che spendono e spandono per guadagnare voti a scapito dell’implementazione del parassitismo sociale così generato e della compromissione del valore della responsabilità sociale individuale (nulla è dato per nulla), valore quest’ultimo che nei contesti di crisi è a dir poco fondamentale.

Nessuno più di un liberale soffre per la contrazione delle libertà individuali, ma egli al contempo sa che libertà e responsabilità sono fra di loro inseparabili (Hayek, The Constitution of Liberty), poiché se la prima vuol dire avere l’opportunità di scegliere, essa altresì implica che io sono disposto a farmi carico delle conseguenze di suddette scelte.

De facto il filosofo Hans Jonas – nell’integrare quanto affermato da Max Weber nel 1919 – afferma che una persona deve agire in modo che le conseguenze delle proprie azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla Terra e sebbene ciò possa suonare apocalittico (per quanto esso sia vero), proprio ora si evidenzia la necessità di una chiara conoscenza diffusa di tal principio.

Dobbiamo quindi renderci conto che se in sede governativa abbiamo assistito a pericolosi e irrazionali negazionismi (tipo Trump e Johnson) e a tentennamenti vari, l’unica via attraverso la quale sarà possibile uscire da questa crisi – e ciò vale anche in termini economici – sarà attraverso un’azione cooperativa e responsabile dei singoli individui, sia come persone che attraverso il loro agire nelle c.d. formazioni sociali.

Il livello di azioni irrazionali e figlie della paura (fughe, code di notte ai supermercati, violazioni della quarantena ecc) è inversamente proporzionale al grado di diffusione della coscienza liberale, fermo restando che un’azione perfettamente razionale da parte dell’individuo non è una pretesa certamente attendibile (siamo tutti Homo Agens, cioè soggetti che agiscono perché insoddisfatti e spesso deboli, stupidi, sconsiderati nonché inadeguatamente istruiti – Mises).

Ciò è tutt’altro che semplice, ma è proprio ora che dobbiamo essere forti e vigili.

Le nostre scelte hanno conseguenze dirette e indirette ben precise: un beneficio di breve termine figlio di un’azione irresponsabile, è un costo nel medio-lungo. John Stuart Mill nel suo saggio “On Liberty” (1859) scrisse chiaramente come la libertà individuale debba essere limitata esattamente nella misura in cui può diventare una minaccia a quella degli altri, un principio tanto forte quanto pericoloso.

La durata di questa emergenza (nonché della limitazione delle nostre libertà) dipende dal nostro agire.

Fallire ora nella nostra risolutezza – lasciandoci andare all’anarchia più totale – non farà altro che peggiorare la situazione, alimentando il fuoco omicida del socialismo che sfrutta proprio questi momenti di crisi per giustificare la sua vigliacca pretesa dell’eliminazione della libertà individuale, una mostruosa sirena il cui scopo è farci scagliare sugli scogli della schiavitù di stato e della miseria economica e sociale più nera.

Rimanete lucidi: siete esseri senzienti o pesci pronti ad abboccare alla lenza del pescatore?

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