Mascherine, prezzi e riaperture: il governo ha un piano ma il mercato è meglio.

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In periodo di crisi lo Stato deve intervenire per correggere le distorsioni del mercato, ci dicono.

Cose come i prezzi elevati delle mascherine, la “speculazione” dei supermercati, le persone senza lavoro e simili che richiedono un intervento statale.

Eppure in molti casi è stata la stessa azione dello Stato a causare questi problemi. Con questo, chiaramente, non intendo dire che lo Stato non possa avere un ruolo in questa crisi, non sono anarcocapitalista, ma che stia commettendo grandi errori che possono, alla fine, minare quella che dovrebbe essere la giusta risposta statale ad un’emergenza del genere.

Vediamo alcuni casi insieme.

La speculazione dei venditori

Alcuni supermercati hanno alzato i prezzi e si è parlato di speculazione, addirittura sono partite alcune denunce. Eppure se c’è la speculazione è perché lo Stato ha di fatto sospeso il libero mercato.

Se nel vostro comune c’è un solo supermercato e lo Stato vi obbliga a comperare lì egli può fare il prezzo che vuole, o accettate o violate la legge o non mangiate.

Eppure il virus non ha un GPS che si attiva se varcate i confini comunali. La scelta di limitare al comune è arbitraria e stupida, quando basterebbe far rispettare le regole di sicurezza quali distanze di sicurezza, ingressi limitati, mascherine e così via.

Le scelte del singolo si rivelano praticamente sempre migliori di quelle di un pianificatore centrale per il semplice fatto che i primi sanno ciò che vogliono per sé stessi, i secondo no.

Diciamocelo chiaramente: prima di sanzionare il venditore che ha raddoppiato i prezzi dovremmo sanzionare i politici che gliel’hanno reso possibile. Anche perché in un periodo di spese aumentate per DPI, sanificazione e simili è normale l’aumento dei prezzi.

Solo la concorrenza può limitare efficacemente l’aumento dei prezzi e fare in modo che esso sia strettamente legato all’aumento dei costi, non un procuratore che denuncia il caso eclatante.

Il costo e la disponibilità delle mascherine

Il costo delle mascherine è un altro tema caldo, col governo che ha addirittura annunciato un calmiere. Eppure, lo sappiamo, se si obbliga a vendere un bene ad un determinato prezzo la disponibilità immediata si riduce perché chi lo ha comprato prima a prezzo precedente non lo venderà in perdita e chi produce difficilmente produrrà in perdita, riducendo quindi anche la produzione.

C’è poco da fare: se le mascherine sono obbligatorie in un modo o nell’altro le pagheremo, sia noi direttamente o tramite la tassazione se lo Stato decidesse di comperarle e darcele.

Ma c’è anche una possibile soluzione, quella dello Stato che collabora con la comunità, come sta accadendo in Repubblica Ceca: lì il governo ha reso obbligatorio l’uso delle mascherine ma ha anche collaborato con la popolazione, con enti locali che collegavano per esempio fornitori di tessuti a persone in grado di cucire e che si offrivano volontarie per fare mascherine per la popolazione.

In pochi giorni la Repubblica Ceca, lasciando lavorare il mercato e la solidarietà, si è riempita di mascherine..

Tutto ciò mentre l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, seguendo le erronee linee guida OMS, arrivavano addirittura a sconsigliare l’uso della mascherina, magari sequestrandole alle Regioni, salvo doversi ricredere dopo e trovarsi impreparati.

Il “fa-qualcos-ismo” del governo

In inglese lo chiamano “do-something-ism”, la mania dei politici di fare qualcosa per potersi attribuire i meriti dell’avanzare della società, un po’ come già vi raccontavo nel caso del pagamento elettronico.

Ed ovviamente l’avere un piano dettagliato per ogni cosa è alla base di tutto ciò. Viene da chiedersi, ad esempio, perché un’azienda oggi può lavorare con le mascherine, mentre i parrucchieri, che possono aprire alle stesse condizioni, debbano aspettare ancora più di un mese, lasciando un’intera categoria senza reddito.

Chiaramente il piano dettagliato fa figo, si può mostrare in futuro come cosa di cui andare orgogliosi se va bene mentre se va male si può dare la colpa alla categoria appena liberata, anche se magari il boom di infezioni è stato in un ospedale o in una RSA.

Alla fine non saranno tutti matti gli Stati che stanno via via riaprendo i negozi non essenziali o addirittura riprogrammano la ripartenza delle scuole; sanno bene che l’infezione non si diffonde uscendo di casa, come vorrebbero farci credere i pasdaran del “bisogna restare a casa”, ma stando troppo vicini e senza tutele.

Nel momento in cui queste distanze necessarie si mantengono e si mette la mascherina c’è obiettivamente poca differenza tra l’andare in un supermercato a fare la spesa essenziale o l’andare a comperare materiale per hobbisti.

Ma accettare questo principio vorrebbe dire non potersi impossessare dell’eventuale uscita rapida né poter incolpare qualcuno per l’aumento dei casi.

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