Arrivano gli Eurobond?

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In questi giorni stiamo assistendo ad un acceso dibattito sui Coronabond, più genericamente conosciuti come Eurobond, in cui l’unanimità per procedere non viene raggiunta per l’opposizione della Germania e dei paesi del Nord.

Gli Eurobond sono semplici obbligazioni emesse con garanzia paneuropea, sarebbe quindi l’inizio di una profonda riforma in senso unitario dell’attuale UE in ambito finanziario e non solo.

Attualmente, il mercato dei bond nell’UE è frammentato, cioè ogni Stato emette titoli in base alla propria strategia di finanziamento annuale, in più la stabilità del Paese e la fiducia che gli investitori ripongono in esso vanno ad influire sul rendimento dei titoli.

Come cambierebbero le cose con gli Eurobond e perchè la Germania si oppone?

Il problema principale è la mutualizzazione del debito e il risk sharing, ovvero la distribuzione dei costi in caso di default di uno Stato membro, il che comporterebbe che Stati virtuosi si ritroverebbero a pagare per salvare finanze pubbliche estere. Non da sottovalutare è il moral hazard, ovvero quella tendenza di una parte a perseguire i propri interessi a spese della controparte, tradotto: un governo sarebbe più disposto a compiere riforme rischiose e poco efficienti (per ritorni elettorali) poiché, anche in caso di default, la ricaduta verrebbe distribuita anche su altri Paesi.

In più, l’opinione pubblica tedesca vede l’emissione di bond europei come finanziamento mascherato della spesa pubblica dei paesi del Sud. Il volume di investimenti potrebbe essere sproporzionato verso alcuni Paesi, il che farebbe ricadere il costo del finanziamento su contribuenti esteri.

Il terzo problema riguarda il coordinamento delle politiche fiscali, il quale attualmente non viene praticato, la riscossione delle tasse e l’impiego delle risorse fiscali, che è a discrezione dei singoli paesi, e cambiamenti in questa direzione necessitano modifiche di trattati o modifiche costituzionali (in Germania), le quali richiedono difficili e lunghi processi politici.

Quali considerazioni si possono fare sul tema?

Sicuramente la costruzione di un debito comune sarebbe un passo verso gli Stati Uniti d’Europa, ma bisogna cercare di creare una comunità competitiva a livello mondiale, più di quella attuale. La concorrenza fiscale dovrebbe essere mantenuta in modo da aumentare l’efficienza della spesa pubblica ed attrarre facilmente capitali; i diversi enti (europei, nazionali e regionali) dovrebbero occuparsi di diverse materie (per esempio commercio, difesa, relazioni estere sarebbero sicuramente in mano europea), così facendo si mantiene una gestione chiara della Res publica.

Inoltre, la Germania, che è nota per essere la prima economia europea, teme per una cessione di sovranità nei confronti di un nuovo Stato europeo. Un possibile modello federale, simile a quello americano, è un sistema dove debiti nazionali e debito federale coesistono e dove gli stati membri hanno diverse imposizioni fiscali, mantenendo così un circolo virtuoso fra efficienza e responsabilità. Il modello elvetico invece si basa sulla sussidiarietà, dove la Confederazione assume unicamente i compiti che superano le capacità dei Cantoni, quindi ancor meglio del modello USA.

Perché sarà difficile utilizzare i Coronabond nel brevissimo termine?

L’UE non è dotata di un bilancio federale in grado di indebitarsi, di conseguenza questa funzione sarebbe richiesta al MES (meccanismo europeo di stabilità). L’utilizzo del MES comporterebbe però una modifica del trattato per far partecipare tutti i Paesi dell’Eurozona, il che richiede l’unanimità dei membri e lunghi tempi per la ratifica in tutti i parlamenti. Non sono quindi probabilmente i Coronabond la soluzione migliore per risolvere l’attuale crisi, bensì è più probabile che il MES possa essere usato in questa situazione.

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