I politici devono ancora capirlo: è impossibile chiudere i negozi non essenziali senza compromettere quelli essenziali

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Come tutti già sanno- e, principalmente, hanno vissuto in prima persona-, in risultato allo scoppio del Covid-19, vari sindaci e varie autorità alla guida del paese hanno ordinato la chiusura di tutte le imprese considerate “non essenziali”.

Gli esempi più famosi di attività non essenziali sono ristoranti, bar, caffetterie, cinema, discoteche, negozi, palestre, centri commerciali e altre attività.

In pratica, sono tutte le imprese che non sono considerate “cruciali per la nostra sopravvivenza”.
Coloro che disobbediscono e aprono le attività al pubblico sono soggetti a multe, perdita di autorizzazione e, in definitiva, alla prigione. Ma poi inizia il problema.

Come prevedibile, politici e burocrati, a quanto pare, non hanno idea di come funzionano la produzione e le filiere di un’economia di mercato: anche a breve termine, chiudere tutte le attività apparentemente non essenziali significa un enorme rischio per la continuità delle attività essenziali stesse.
Molte delle imprese elencate come non cruciali per la vita umana sono, in effetti, parte integrante della catena di approvvigionamento di quelle altre imprese considerate cruciali per la vita umana.

Gli ospedali, ad esempio, non possono rimanere funzionali senza un’intera catena di approvvigionamento minimamente funzionale. E gli operatori ospedalieri potrebbero dover utilizzare servizi non essenziali per mantenersi in salute.
Se, ad esempio, la parte di un condizionatore di un ospedale si rompe, o altrettanto male, se una parte di qualsiasi attrezzatura ospedaliera (e sono tutte cruciali) deve essere sostituita, da dove verranno le parti di ricambio? Da chi saranno sostituite?

Il commercio di manutenzione e riparazione di aria condizionata, motori, frigoriferi e altre attrezzature e macchinari è chiuso da ordini di sindaci e autorità. Ordinare una nuova parte per le poche fabbriche che sono ancora in funzione non è fattibile (a causa del fattore tempo). E i distributori non sono necessariamente riforniti. A seconda della parte da sostituire, potrebbe esserci una mancanza di materie prime. E inoltre l’ospedale deve interrompere le sue attività. Tutto ciò nel bel mezzo di una pandemia.

Se c’è un guasto in qualsiasi computer o attrezzatura elettronica negli ospedali, nulla può essere fatto, poiché anche gli addetti alle riparazioni hanno chiuso le proprie attività. Anche l’attività di rimozione di detriti è chiusa.
E anche l’intero settore dei servizi volto al rilassamento e alla distrazione necessari delle equipe mediche, che sono esseri umani come noi e che sono intensamente sotto pressione, viene abolito. La routine di queste persone è ospedale-casa-ospedale, con nient’altro da distrarre.

E peggiora: se uno dei loro telefoni cellulari si dovesse rompere (il che è perfettamente comune e facile che accada), non c’è nulla da fare, poiché anche le officine di riparazione dei cellulari (così come le officine per televisori, computer e simili) sono chiuse. Cioè, il medico non sarà nemmeno in grado di comunicare.

Se l’auto si rompe, le officine sono chiuse. Dovrà andare in taxi. Ma se il conducente è infetto, c’è il rischio di trasmissione, poiché un medico non entrerà nel veicolo indossando abiti ospedalieri (guanti e maschere).
E ci sono anche cose apparentemente più banali, ma altrettanto importanti. Ad esempio: i negozi che vendono importanti apparecchiature elettriche ed elettroniche sono chiusi (come quasi tutte le fabbriche). Se ospedali, medici o semplici mortali hanno bisogno di qualcosa alimentato dall’elettricità (quasi tutto, al giorno d’oggi), possono persino ottenerlo alla consegna, ma non tutti hanno questo sistema. Un ospedale può farlo facilmente, ma i medici e le altre persone nelle loro case non possono.

Ma non è ancora niente. Il trasporto di merci su strada è compromesso. Questa volta, i camionisti hanno assolutamente ragione. Diverse segnalazioni di camionisti sui social network e gruppi di WhatsApp sottolineano che non esistono condizioni minime per lavorare in varie regioni all’interno del paese per mantenere il trasporto di merci, principalmente a causa di azioni restrittive sul traffico di persone e veicoli.

“Stiamo assistendo a equi tributi a medici, infermieri e persino professionisti delle pulizie. Ma se ci fermiamo, nessuno di loro mangia. E non c’è nemmeno carburante per il trasporto dei pazienti”, asserisce un lavoratore intervistato da un’emittente locale. In altre parole, stranamente sindaci e autorità non vedono negozi di pneumatici, officine e ristoranti o gastronomie come servizi essenziali.

E il problema non è solo limitato al cibo. Se il camion si guasta (motore o sospensioni, ad esempio) o ha una gomma a terra, sia su strada che in città, non c’è modo per il conducente di chiamare un riparatore di pneumatici o un meccanico, poiché, come detto, tali servizi sono vietati, perché come definiti dai politici, “non essenziali”.

E quindi, di conseguenza, il camion viene fermato e, se non viene saccheggiato, il carico (cibo, medicine e attrezzature igieniche ospedaliere) semplicemente non viene consegnato. E tutto perché un servizio “non essenziale” è stato bandito.
È la fine della libertà e l’ascesa delle autocrazie.

Esiste persino un divieto incredibile di viaggiare su strada, un attacco alla più elementare libertà dell’individuo.
E la cosa più interessante è che tali atti sono esplicitamente incostituzionali, ma non vi è alcuna manifestazione contraria ai supposti amanti della Costituzione. E la stampa stessa, che avrebbe dovuto denunciare l’accaduto, è stata la prima a battere le mani ed è diventata la principale attività a difesa di questa debacle, compresi i siti che si definiscono antagonisti dell’establishment.

In pratica, il paese è stato suddiviso in diverse autocrazie regionali e municipali, ognuna chiusa ad altre città e regioni. E il mercato è stato abolito. La proprietà privata non è stata confiscata, ma ora opera interamente su ordine dei politici, che determinano per quanto tempo può aprirsi o meno. È la stessa manifestazione del fascismo classico: proprietà privata sotto il controllo totale dello stato.

Oltre al totalitarismo, c’è anche quell’inevitabile festival di incoerenze. Ad esempio, ci sono alcuni comuni che consentono ancora l’apertura di alcuni negozi, ma hanno ridotto i loro orari di apertura. Oltre a non avere senso, questa misura non fa che peggiorare il problema sanitario. Poiché sono aperti per meno tempo, l’agglomerazione dei consumatori è maggiore. Di solito finiscono in fila davanti a queste attività per poter comprare qualcosa. Questo è l’esatto contrario delle misure di distanza sociale sostenute dai governi.

Cioè, quando i negozi non sono chiusi, sono affollati e razionati. Sembra economia socialista.
La realtà è che, dal nulla, assolutamente dal nulla, le libertà fondamentali dei cittadini sono state attaccate e tutta la libertà di mercato, che era già bassa, è stata abolita. Non puoi produrre, non puoi vendere, non puoi consumare e non puoi lavorare.

Solo pochi settori sono autorizzati dallo Stato a operare. Altri che disobbediscono e decidono di produrre saranno puniti.
E il peggio: politici e burocrati continuano nella ferma convinzione che sia davvero possibile fare questa compartimentazione dell’economia: definire i settori come essenziali e non essenziali, separarli e mantenere l’economia funzionante senza alcun blocco, con al massimo qualche perdita di comodità. E non un’interruzione completa delle catene di produzione integrate lunghe.

Per loro, l’economia di mercato è come una doccia con due rubinetti: uno per l’acqua calda e uno per la fredda. Se si spegne l’acqua calda, il bagno potrebbe anche essere più spiacevole, ma si esce puliti lo stesso. Giurano che l’economia funzioni allo stesso modo: puoi chiudere interi settori e, per quanto ciò porterà problemi, è solo un piccolo fastidio. Solo.

Gli eventuali argomenti secondo cui “anche altri paesi stanno realizzando questo isolamento orizzontale” non sono supportati. Non tutti gli scienziati predicano un totale isolamento (800 epidemiologi e medici hanno già espresso la propria opinione contro questo accordo). Ancor meno sono quelli che predicano l’isolamento totale senza alcuna considerazione dei costi sociali. Inoltre, l’unanimità non equivale alla ragione.

L’economia fascista rischia di tornare. Con il supporto dei socialisti di tutti i colori, da destra a sinistra.

Traduzione di Silvia Vitale dal Instituto Mises Brasil.

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