2112 – Totalitarismo e Libertà

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“Le imponenti mura grigie dei Templi si innalzano dal cuore d’ogni città della Federazione. Io ne fui sempre intimorito, fino a credere che ogni singolo risvolto d’ogni vita fosse regolato e finalizzato dall’interno! I nostri libri, la nostra musica, il nostro lavoro e opera sono curate dalla benevolente saggezza dei Preti”

L’album “2112” del 1976 resterà per sempre uno dei migliori della band canadese Rush. In particolare, vorrei presentare più da vicino alcuni estratti dalla la traccia 2112. Molto probabilmente ispirato dalla novella anticollettivista “Anthem” di Ayn Rand, il brano racconta la storia di un cittadino della totalitaria Federazione solare dell’anno 2112. In questa società distopica i “Preti dei Templi di Syrinx” esercitano il controllo assoluto su ogni aspetto della vita quotidiana, e si descrivono così.

We’ve taken care of everything

The words you hear the songs you sing

The pictures that give pleasure to your eyes.

It’s one for all and all for one

We work together common sons

Never need to wonder

how or why.

[…]

Look around this world we made

Equality our stock in trade

Come and join the Brotherhood of Man

Oh what a nice contented world

Let the banners be unfurled

Hold the Red Star proudly high in hand.

Ci siamo presi cura di tutto

Le parole che senti le canzoni che canti

Le immagini che danno piacere ai tuoi occhi.

È un uno per tutti e un tutti per uno

Noi operiamo insieme figli comunitari

Non c’è mai il bisogno di chiedersi

come e perché.

[…]

Guardate intorno al mondo che abbiamo creato

L’uguaglianza il nostro tratto distintivo

Venite e unitevi alla Fratellanza degli Uomini

Oh, che bel mondo contento

Lasciati che le bandiere siano spiegate

Stringete e alzate la Stella Rossa con orgoglio

 

All’interno di questo sistema assolutistico, il nostro protagonista scopre un oggetto misterioso proveniente da un lontano passato, che non sa utilizzare: una chitarra.

Quando realizza l’infinito potenziale creativo dello strumento musicale, egli corre pieno di stupore ed entusiasmo dai Preti per presentare loro l’incredibile scoperta, capace di portare agli uomini piacere e gioia indescrivibili, certo che essi la accetteranno nella loro società. La loro risposta è tremenda, ed è inutile dire che la chitarra verrà subito distrutta dai Preti.

Yes, we know it’s nothing new

It’s just a waste of time

We have no need for ancient ways

The world is doing fine

Another toy will help destroy

The elder race of man

Forget about your silly whim

It doesn’t fit the plan.

Sì, sappiamo che non è nulla di nuovo

è solo una perdita di tempo

Non abbiamo bisogno di antiche vie

Il mondo sta bene così

Un altro giocattolo che aiuterà a distruggere

l’antica razza degli uomini

Dimentica il tuo sciocco capriccio

Non è adatto nel piano.

 

Penso che non sia difficile immaginare a cosa faccia riferimento la Stella Rossa riportata anche sulla copertina dell’album. Il brano, che è ricco di riferimenti e simboli evocativi molto facilmente interpretabili, ci consegna infatti un potente messaggio.

Nei sistemi totalitari come quello sovietico, la vita del singolo è dominata in ogni suo aspetto dall’ingerenza dello Stato. I sogni, le aspirazioni, i desideri individuali vengono repressi perché non adatti al piano, perché estranei ad un fantomatico “bene comune”. Nel nome dell’uguaglianza e del comunitarismo la possibilità di espressione dell’individuo viene distrutta, perché il mondo sta bene così, senza bisogno di altre perdite di tempo. L’individuo non dunque è libero artefice del proprio destino, ma accetta passivamente ciò che gli viene imposto, perché è ormai ridotto ad un mero ingranaggio della macchina statale.

Perché in fondo la vera colpa del cittadino schiacciato dal totalitarismo è quella di pensare che un’altra felicità sia possibile. Non quella canonica di Stato, ma una felicità nuova fondata sulla libera espressione di se stessi, sulla possibilità di realizzare il proprio destino.

Non lasciare che si spenga la fiamma della libertà

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