Chi tutela i lavoratori?

 In Attualità, Politica, Società

Il numero d’infortuni sul lavoro in Italia non è da sottovalutare [1].

Gli infortuni sul lavoro sono una tragedia, sia per chi li subisce che per i colleghi. C’è bisogno di un sistema che costringa le imprese a tutelare i lavoratori, le loro condizioni di lavoro devono migliorare. Attenzione, ho scritto sistema, ciò non significa che dev’esserci una burocrazia che elimini le imprese da un momento all’altro né che si debba chiudere un occhio al riguardo.

Come e con quale sistema? Molti richiedono l’intervento dello Stato. Più controlli per tutelare i lavoratori.

Ma siamo così sicuri che un sistema del genere possa portare al fine richiesto senza far emergere ulteriori problemi?

Due secoli fa i lavoratori non erano tutelati e lavoravano dalle quattordici alle sedici ore al giorno. Mansioni pesanti e insostenibili in fabbrica erano condizioni molto più comuni rispetto ad oggi. Cos’ha cambiato tutto ciò?

Oggi le persone hanno la possibilità di iscriversi ad un sindacato e richiedere dei controlli nella fabbrica per la tutela dei lavoratori.

Non è un caso che le condizioni dei lavoratori tra meridione e settentrione siano differenti. Il Nord offre condizioni di lavoro migliori rispetto al Sud, eppure stiamo parlando dello stesso Stato.

I sindacati non hanno il potere di incrementare i salari e migliorare le condizioni dei lavoratori. Uno sciopero potrà migliorare le condizioni dei lavoratori, ma solo se ce ne saranno le possibilità da parte dei datori di lavoro.

Nel caso contrario, dove il datore di lavoro può ma non vuole, i lavoratori saranno licenziati e il resto finirà di scioperare per tornare a lavorare, e anche più intensamente. È questo che si vuole? Certo che no!

Allora come possiamo migliorare le condizioni dei lavoratori?

Le condizioni cambiano secondo il periodo storico: due secoli fa i cittadini si spostarono dalla campagna alla città per lavorare in fabbrica. Le fabbriche offrivano condizioni che incentivarono le persone a lavorare in città piuttosto che in campagna.

All’epoca le macchine emettevano suoni orribili, da far diventare sordi gli operai. I macchinari non avevano le misure di sicurezza odierne, alcuni operai hanno perso anche le dita delle mani. La sicurezza sul lavoro era assente; il numero degli infortuni e morti sul posto di lavoro era elevato. Le cifre odierne non sono nulla in confronto ai numeri del passato.

Il salario settimanale non bastava per l’intera settimana, durava solo quattro giorni necessari per acquistare solo i beni primari. Eppure questa gente ha preferito lavorare in fabbrica, forse perchè in campagna durante i periodi invernali si rischiava di prende una bronchite – che era incurabile – partendo da un semplice raffreddore.

Per queste persone non c’erano molte scelte. O rischiavano di morire oppure lavoravano, e questo valeva anche per le donne e bambini del diciottesimo secolo. Ovviamente non tutti i cittadini operai diventavano sordi, o avevano le dita mozzate.

Altri non per forza dovevano lavorare in fabbrica, in città nascevano nuovi lavori e la varietà di scelta aumentava pian piano. In Inghilterra, nel corso del diciottesimo secolo, le condizioni di vita sono migliorate sensibilmente grazie alla nascita di nuovi mestieri senza che lo Stato intervenisse.

Sappiamo tutti che oggi nessuno lavorerebbe nelle condizioni dei lavoratori dell’ottocento; come nessuno guiderebbe una carrozza o farebbe sei chilometri a piedi per recarsi a lavoro, ma prenderebbe un mezzo di trasporto pubblico oppure il proprio veicolo per andare a lavorare.

All’epoca i mezzi di trasporto erano inesistenti, oggi queste stesse condizioni vi sono nei paesi in via di sviluppo. Ciò che dovrebbero fare i cittadini del Bangladesh e della Cina è chiedere di liberalizzare il mercato.

Si dice che le condizioni dei lavoratori migliorino grazie all’intervento dello Stato. Magari fosse così, che un gruppo di ministri al governo possa ridurre gli orari di lavoro da 48 a 18 ore settimanali, ma purtroppo non possono compiere miracoli.

Soprattutto, noi siamo già a conoscenza che le attuali otto ore di lavoro non sono rispettate, al contrario oggi si lavora dodici o tredici ora al giorno nelle mansioni pensanti. Mentre nei lavori di ufficio si lavora dalle nove o dieci ore al giorno.

Queste condizioni di lavoro esistono. Basta domandare ai giovani che vivono in centro e sud Italia, ma tali condizioni vi sono anche in Lombardia e Veneto.

In Italia si usa dire spesso o questo o niente, questa frase descrive alla perfezione l’attuale situazione. Se non ci sono alternative non puoi scegliere in tuo favore, e se non hai scelte devi accontentarti e tenere duro. Si preferisce tenere acqua in bocca piuttosto che perdere il lavoro in questi tempi di crisi.

Altri invece fanno sentire la propria voce, quei pochi membri nel sindacato e dei partiti socialisti. Loro possono, è un loro diritto.

Addirittura alcuni socialisti intendono abolire la proprietà privata e far sorgere un regime comunista.

Altri più moderati vogliono l’intervento dello Stato, più sovvenzioni dallo Stato per dare lavoro e dignità.

Anch’io desidero un paese che offra condizioni di lavoro migliori, una piena occupazione, incremento dei salari e dignità per i lavoratori, ma la strada che stiamo percorrendo è sbagliata. Cos’è la piena occupazione da parte di un sovrano assoluto? Anche nelle antiche monarchie gli aristocratici permettevano ai loro servi di non essere disoccupati, essi non avevano la possibilità di scegliersi un lavoro poiché dovevano servire il padrone.

In un’economia pianificata dallo Stato, dove tutto è concentrato dallo Stato, ognuno ha il suo ruolo in uno Stato comunista. Non importa se l’individuo desidera fare altre mansioni, se il suo lavoro non gli piace, se fare il minatore porta problemi ai polmoni. L’economia pianificata è la stessa cosa di una monarchia assoluta che pianifica la produttività ed elimina la volontà degli individui.

Spesso circola un post con scritto sopra «i minatori sovietici avevano delle tutele rispetto alle comunità capitaliste, il comitato centrale si preoccupava della salute degli operai poiché non era interessato al profitto. Ogni giorno lo Stato dava 2 litri di latte per eliminare le polveri sottili bevendo il latte. Se si avevano problemi polmonari lo Stato, insieme al sindacato, trovava un posto di lavoro per questi operai.»

Per come collocavano le risorse naturali dubito che le vacche avessero abbastanza nutrimento per produrre il latte da portare alle miniere per i dipendenti. Ma proseguiamo; questi operai non avevano la possibilità di scegliere se fare i minatori. Chi crede a queste sciocchezze come «i sindacati potevano farti lavorare dove volevi, in URSS non c’era il giuoco del profitto» è un illuso.

In un’economia pianificata tutti hanno un ruolo e questo ruolo viene deciso dal comitato centrale. Ovviamente c’è sempre la possibilità di poter cambiare lavoro, ma questa libertà – come diceva il signor Vladimir Lenin – era così preziosa che era limitata. La varietà non esisteva, o era limitata. Ognuno aveva un incarico da svolgere, volente o nolente. Che senso ha dire che il comitato centrale salvava i minatori sovietici dalle polveri sottili delle miniere, se erano costretti? Perchè il comitato centrale non dava delle precauzioni, come i dispositivi di protezione individuale?

La cosa più esilarante sono i comunisti che col loro fideismo ideologico non dubitano e quotano con l’ideologia marxista.

Se i sovietici avessero avuto le possibilità di cambiare lavoro quando volevano o addirittura cambiare paese l’URSS si sarebbe svuotata come l’Italia si svuota oggi.

Non è un caso se i giovani emigrano nei paesi più capitalisti [2]. Gli italiani dovrebbero ringraziare l’Unione Europea. Gli italiani non sono solo cittadini italiani, quindi hanno la possibilità di vivere in altri Paesi europei senza un visto particolare. Questa è una grande opportunità per i cittadini europei se il loro paese offre un pessimo tenore di vita e vogliono vivere meglio.

Alcuni giovani cercando di crearsi un’altra vita in Australia e non solo in Europa. Sento spesso da tedeschi, svizzeri, inglesi e australiani la stessa identica frase gli italiani sono ovunque, ed è vero, molti sono fuori, altri ritornano, ma la maggior parte resta all’estero. Voi stessi potete iscrivervi in un gruppo di italiani all’estero, e leggerete spesso frasi come «con le condizioni attuali che versa l’Italia io non ci tornerei».

Essi non dicono che non vogliono tornare in Italia perchè odiano la propria nazione, coloro che vivono all’estero preferiscono non ritornare poiché dove vivono adesso hanno più opportunità e un tenore di vita migliore. Altri italiani ci rimangono male per i propri connazionali dopo quello che hanno visto in altri paesi, se paragonati all’Italia. Ci rimangono male perché il loro paese non offre condizioni migliori rispetto l’Australia o Germina.

Questi paesi capitalisti, come l’Australia, offrono condizioni di lavoro migliori per i lavoratori, e non perchè lo Stato ha fatto qualche miracolo con qualche formula burocratica. Questi paesi hanno dato la possibilità di avere delle alternative per questi individui, di scegliere di lavorare come e dove si vuole. Nel caso una persona che vive in Australia svolga un lavoro con pessime condizioni egli ha la possibilità di cambiare datore di lavoro lavorando in un’altra impresa.

O nel caso si decidesse di smettere di lavorare per un certo periodo, permettendosi una vacanza, egli ha sempre la possibilità di trovare unaltro lavoro. Altri invece si mettono in proprio, vogliono essere indipendenti e offrire un buon servizio per essere remunerati dai clienti.

Prima ho descritto, in breve, le condizioni dei sovietici. La frase che credono quei creduloni è i sindacati potevano farti lavorare dove volevi, in URSS non c’era il giuoco del profitto. In realtà in un sistema competitivo vi è la libertà di scegliere di lavorare dove si vuole. Coloro che desiderano molto denaro dovranno non solo offrire la migliore merce sul mercato, ma dovranno rispettare anche i propri dipendenti. Più nel mercato si è un ricercati più si sarà ricompensati dal datore di lavoro.

Si tratta di un ambiente diverso, dove è veramente possibile scegliere. Non c’è la cultura del tenersi stretto il proprio lavoro perché è difficile trovarne un altro o dove è impossibile fare impresa perchè l’eccessiva burocrazia lo impedisce.

Sento spesso dire da alcuni segretari dei partiti di sinistra che il ceto medio si sta proletarizzando, essi non notano che tali condizioni sono dovute all’eccessiva burocrazia che distrugge ed elimina le libertà degli individui in Italia.

Sono ormai dieci anni e si sente la stessa frase, i politici dicono c’è crisi, ma appena sono al governo dicono che ci sarà un miglioramento economico. Quando i dati dicono tutt’altro.

l’Italia è in stagflazione, i salari non crescono ma i prezzi dei beni sul mercato aumentano, questo è dovuto alle politiche economiche dove si cerca di adattare la moneta al mercato e per farlo incrementano il debito pubblico, la massa monetaria e le tasse [3].

Ma un’economia forte si fonda sul concetto opposto, è il mercato che deve adattarsi alla quantità e al valore della moneta. Solo in questo modo sarà possibile abbassare i prezzi dei beni di consumo e incrementare i risparmi degli individui diminuendo la povertà.

Le cose potrebbero cambiare, se il governo decidesse di eliminare i monopoli statali, il welfare inefficiente e le leggi che impediscono la crescita economica.

1. https://www.repubblica.it/cronaca/2019/08/30/news/infortuni_sul_lavoro-234730255/

2. https://www.agi.it/data-journalism/italiani_estero_quanti_sono-4564494/news/2018-11-04/

3.
www.agi.it/economia/recessione_tecnica-4929668/news/2019-01-31/amp/

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