Fermare il nazionalismo e il marxismo

 In Economia, Falsi miti

È un periodo nel quale l’Italia diventa sempre più un Paese burocratizzato. Inculcare all’individuo di essere parte imprescindibile dello Stato ha risvolti che generano sempre più burocrazia. I nazionalisti, per esempio, sostengono che le differenze tra un popolo di una nazione e l’altra siano le proprie radici culturali, di conseguenza si pensa sia necessario eliminare le altre culture nella propria nazione. I nazionalisti dimenticano che le culture si arricchiscono con gli scambi con altre culture e non col protezionismo. I più estremisti inneggiano alla guerra contro i popoli diversi, quando la sociologia ha spiegato che è molto più probabile che un popolo di un’altra nazione sia interessato ad attaccare un’altra popolazione simile solo per dimostrare la propria superiorità.

Anche i marxisti vogliono la guerra, sfruttando così il monopolio della forza bellica dello Stato. L’unica differenza è che la loro rivoluzione è globale, i marxisti vogliono che tutti i proletari del mondo si uniscano per una lotta globale contro “i padroni”, spacciati dai socialisti come il ceto dominante e oppressivo delle classi lavoratrici.

Entrambe le ideologie provocano guerre. Il popolo, manipolato psicologicamente con la propaganda, attacca il nemico descritto dall’ideologia dispotica. Lo scopo di entrambe le ideologie è quello di rendere lo Stato totalmente burocratizzato, di servire lo Stato e odiare coloro che sono i diversi e, quindi, riconosciuti pericolosi per la collettività. Ma, poiché la società e il riferimento ad un soggetto nel collettivismo è qualcosa di astratto, il dittatore ha la possibilità di dire al proprio popolo chi è il nemico di questa società. La società è qualcosa di astratta, è un gruppo di diversi individui. Dire che un gruppo di persone possano essere pericolose per la società è insensato, eccetto se questi vogliano eliminare le libertà di altri individui, come fa lo statalismo. Si parla di dispotismo.

I nazionalisti credono che l’identità nazionale sia un bene per l’intero popolo, un popolo costretto a cooperare tra i concittadini significa solo protezionismo, che sul piano economico-commerciale si traduce in dazi. Queste politiche, come ci ricorda Bastiat, provocheranno sempre guerre. Il libero mercato favorisce la cooperazione globale, la competitività e il miglioramento dei prodotti; invece, un elevato aumento dei dazi provocherà una guerra tra nazioni.

Le guerre del ventesimo secolo si sono scatenate per colpa dell’ideologia nazionalista di ogni Paese. Essa provocò l’aumento dei dazi e la scarsità dei prodotti dovuta all’interventismo statale. Anche l’inflazione cresceva. Alla fine Stalin voleva il socialismo in un unico Paese e, infine, allargare i confini dello Stato con la guerra. Durante seconda guerra mondiale il russo fascista e ammiratore di Mussolini, Konstantin Vladimirovič Rodzaevskij, che si trasferì in Giappone dopo la nascita dell’URSS, si complimentò con Stalin per aver reso la Russia una grande nazione, definì Stalin uno dei più grandi nazionalisti [1].

I nazionalisti esaltano la patria, affermano che senza patria non c’è nazione e che senza nazione non c’è né patria né popolo. Per questi nazionalisti l’individualismo sorge nei sistemi più egoisti e infami, la libertà individuale è vista negativamente. Per questi nazionalisti esiste prima la nazione e poi l’individuo, con il risultato che questo diventa suddito del sovrano.

Il nazionalismo non è altro che lo Stato onnipotente che obbliga i cittadini a seguire una determinata etica nazionalista; se il sovrano avesse dei conflitti con un altro sovrano, attaccherà col proprio esercito per sottomettere la nazione nemica. Dunque, anche se la nazione nemica rimane nelle mappe geografiche, ma deve sottostare alle regole del sovrano dominante, ogni riforma democratica del Paese sottomesso sarà solo fittizia e sarà costretto ad una lotta civile per riprendersi la libertà. Ciò non accadde in Italia con Mussolini, che rese il popolo libero dalla sottomissione dall’Impero Austroungarico, ma dopo poco tempo egli stesso divenne il nuovo tiranno.

È un concetto identico a quello marxista dove si illude il popolo di scacciare la classe con la guerra civile per poi creare uno Stato peggiore. Dopo la caduta dell’impero Zarista, i cittadini individuarono subito che il nuovo nemico era il nuovo governo comunista guidato da Lenin; il dittatore, per eliminare gli oppositori, utilizzò la forza costringendo gli oppositori all’esilio. Non c’è alcuna differenza tra l’OVRA del fascismo e la NKVD, entrambi servivano per eliminare i membri scomodi all’interno del partito e ad eliminare gli oppositori.

Perché attualmente l’Italia sta diventando uno Stato nazionalista? Uno dei motivi principali è perché i cittadini italiani si sentono indebitati con l’Unione Europea, quindi rivendicano la libertà per la propria nazione oppressa dal debito. Ma in questo caso non si tratta di un debito dovuto ad una guerra o da un salvataggio da parte di una nazione alleata per respingere l’esercito nemico. Il debito è dovuto dall’eccessivo intervento dello Stato in economia. Il governo ha incrementato il debito pubblico non rispettando il pareggio di bilancio, dare la colpa all’Unione Europea è come dare la colpa ad un innocente. Il vero problema è la burocrazia che interviene spesso in economia, la conseguenza è l’aumento delle tasse, col continuo intervento dello Stato e gli errori provocati da esso.

Tuttavia, solo con una confederazione l’individuo potrà essere libero di scegliere in una comunità democratica, in che modo desidera vivere la propria vita. Uno Stato come quello italiano, con la sua struttura politica, facilmente può accrescere il potere statale. In una confederazione, dove il potere del governo centrale è minore rispetto a quello delle province, la democrazia potrà esprimere la sovranità dei cittadini di varie province, ogni provincia all’interno della nazione dovrà gestire in modo migliore possibile i soldi prelevati in tasse, per migliorare le strutture ed i servizi gestendo più efficientemente la pressione fiscale. I singoli governatori delle province si faranno concorrenza tra loro per rendere migliore la propria zona governata, nel caso contrario le imprese si sposteranno e anche i cittadini faranno lo stesso provocando una fuga di capitali.

In una nazione dove le province non hanno questi poteri sennonché solo il governo centrale, la fuga di capitali è minore, più grande è la nazione meno le imprese riusciranno a spostarsi dove lo Stato non tassa eccessivamente datori di lavoro e lavoratori.


1. K. Rodzaevskij, Lettera a Stalin, in: Sergej Kulesov – Vittorio Strada, Il fascismo russo, Marsilio, Venezia, 1998, pp. 238-239


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