I socialisti invadono anche il Calcio?

 In Attualità

Un calcio più sano, più equilibrato, più equo, più giusto.

Quanta retorica. Tanto poetico quanto privo di senso.

Come tutti gli sport in Italia e in Europa, anche il calcio, è rimasto fermo a causa dell’emergenza legata al Covid-19.

Definire il calcio, la principale disciplina italiana, solo uno sport sarebbe però superficiale; forse anche industria sarebbe riduttivo. Sicuramente è uno degli ambiti capitalisti più in evoluzione, specie in Europa.

E in Italia?

Osservando il “Report Calcio”, pubblicato dalla FIGC, il calcio non solo è importante in termini di intrattenimento, ma anche come contributo o peso economico.

NELLA STAGIONE 2017-2018, IL VALORE DELLA PRODUZIONE DEI TRE CAMPIONATI PROFESSIONISTICI DI CALCIO HA SUPERATO I 3.5 MILIARDI DI EURO

Facciamo però attenzione. Il calcio è un settore molto particolare: produce ricchezza sul tessuto nazionale in modo trasversale e spesso, indirettamente.

Infatti, il suo contributo diretto non è particolarmente alto.

«Possiamo dire che il calcio in Italia valga al massimo intorno ai 5 miliardi di euro, ma anche meno. Se consideriamo che con gli eventi sportivi si produce anche un indotto, per esempio, con i trasporti e la ristorazione, possiamo arrivare a un massimo di 15 miliardi di euro, meno comunque dell’1 per cento del Pil»

Ma il calcio è conosciuto per essere uno degli sport dove circolano stipendi e prezzi da capogiro.

SAPEVI CHE CRISTIANO RONALDO È IL GIOCATORE DI CALCIO PIÙ PAGATO IN ITALIA, CON 30 MILIONI DI EURO NETTI ALL’ANNO?

Se consideriamo il calcio europeo e il coinvolgimento degli sponsor, la classifica mostra dati significativi.

In questi casi parliamo dei cosiddetti Top Player, ossia giocatori particolarmente forti. I fuoriclasse, insomma.

Se diamo uno sguardo in generale, la massima divisione italiana dimostra che siamo lontani dalle cifre mostrate nell’immagine, ma altrettanto lontani da ciò che viene considerato uno “stipendio normale”.

LA SERIE A HA UNA MEDIA INGAGGI DI 1.8 MILIONI DI EURO PER CALCIATORE

Tanta ricchezza. Troppa forse per i socialisti. Come per le sigarette, troppa ricchezza nuoce alla salute dei socialisti.

Ma questa è una storia molto vecchia. Persino il Ricossa se ne accorse durante il boom economico italiano degli anni cinquanta-sessanta.

Un progresso c’è stato, ma non piace ai nostri progressisti. Essi, contrariamente agli allenatori di calcio, vogliono cambiare la squadra che ha vinto.

I socialisti vogliono invadere anche il calcio. Sfruttando l’emergenza Covid-19, i socialisti esultano e chiedono a gran voce un calcio diverso. Un calcio più giusto, più equilibrato, più sano.

Benvenuto nel club dei moralisti sul calcio. Un club che sembra attrarre tutti. Tutti sembrano d’accordo. Troppo lusso, troppi debiti, troppi soldi.

Poi, che succede? Il nulla.

Dietro alla solita retorica, morale e bigotta, socialista, troviamo scarse argomentazioni.

Ma quale sarà il futuro per il calcio? Come ripartirà il calcio?

Ripartirà con le regole di mercato, con il capitalismo. Le fesserie socialiste sono utili per farci commuovere per qualche secondo. Non ha davvero senso pensare di pianificare qualcosa che si muove con spontaneità.

Ma entriamo nel merito della questione. Perché le dichiarazioni bigotte dei socialisti fanno flop anche stavolta? Basterebbe conoscere il normale andamento dell’economia, che vive senza ostruzioni statali. L’economia di mercato si regge sulle scelte delle persone. Le scelte delle persone si basano su conoscenze, influenze e cultura. Il calcio, specie in Europa e in Italia, è una delle principali industrie. Gli addetti a lavoro, cioè gli sportivi o staff tecnico, godono di un compenso molto alto. Un guadagno coerente con un processo spontaneo creato dal mercato.

Il calcio è un business particolare. Anzi, mi correggo, sta diventando un business molto particolare. Non tutti erano pronti a questa evoluzione. In Italia, il calcio era soprattutto il giochino dell’industriale di turno per esaltare la maestosità del suo nome o per pubblicizzare la propria azienda. Agnelli usava soprattutto la Juventus per sensibilizzare i meridionali, principale target di lavoratori della sua FIAT. Berlusconi usava il Milan per esaltare la sua figura.

Quando il calcio ha preso una piega più capitalista, non tutti si sono trovati pronti. Gli stadi, specie in Italia, erano ormai obsoleti. Mancavano i servizi intermedi e di intrattenimento. Solo alcune società, magari per possibilità o per lungimiranza, furono più bravi a capire la strada da intramprendere. Questo ha favorito una minor concorrenza in termini di risultati e di profitto. Nei quattro paesi più capitalisti, almeno nel calcio, le differenze si sono molto accentuate.

Poi, cari socialisti, vi riporto un dato che vi farà emozionare.

IL CALCIO PORTA NELLE CASSE DELLO STATO CENTINAIA DI MILIONI DI EURO

Per concludere, non mi resta che concludere con un’altra citazione di Sergio Ricossa

Durante questo percorso quasi millenario, il capitalismo ha mutato di frequente volto e veste, ma non tanto da impedirci di riconoscergli una qualche continuità “esistenziale”.

FONTI:
https://www.figc.it/media/109475/2018_0673_rc_ita_bassa.pdf#page=27
https://pagellapolitica.it/dichiarazioni/8603/no-il-calcio-non-e-la-terza-industria-ditalia
https://www.calcioefinanza.it/2020/03/24/calciatori-piu-pagati-mondo-classifica/
https://www.calcioefinanza.it/2019/12/30/serie-a-stipendi/
“Come si manda in rovina un paese”, Sergio Ricossa, Rubbettino – https://amzn.to/2XBhpUU
Economix, Michael Goodwinm Gribaudo – https://amzn.to/3cZjuOY
https://www.sportbusinessmanagement.it/2016/01/analisi-comparativa-dei-maggiori.html
Passato e futuro del Capitalismo, Sergio Ricossa, Laterza, https://amzn.to/2XRebMS


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