ISTERISMO AMBIENTALE, TASSE E STATO

 In Attualità, Economia, Energia e ambiente

Un curioso fenomeno si sta affacciando negli ultimi tempi.
Un fenomeno fatto di strilli, annunci e proclami.
Un fenomeno composto da individui ormai iconici, come Greta Thumberg.
Il fenomeno dell’isterismo ambientale.

I suoi componenti sono forniti di borracce d’acciaio, per non utilizzare plastica. Usano più bici e meno l’auto, e cercano di fare il loro meglio per tutelare l’ambiente.
Sostenitori della decrescita felice, son persone coraggiose che lottano per i loro ideali. Per ciò che è giusto. Per un mondo migliore.
Anche se spesso non sanno nemmeno farsi il letto di casa.

Proprio qui, in questo humus da giorno del giudizio, di paura e populismo, si infila una certa entità.
Un’entità che diamo per scontata. Un’entità che deve proteggerci.
Un’entità che deve sempre risolvere i nostri problemi, altrimenti?
Altrimenti siamo spacciati. Almeno secondo il pensiero comune.

Lo stato.

Esso si pone come il salvatore. L’unico che può fare qualcosa. L’unico che ha il potere per cambiare gli eventi. L’unico che ha la soluzione, e questa soluzione qual è?

Più tasse.

Tu mi dirai che tassando i cattivi comportamenti, indirizziamo le persone ad adottatr comportamenti giusti. Comportamenti eco-compatibili! C’è scritto in qualsiasi manuale di scienze delle finanze!

Ti dirò che ho studiato scienze delle finanze. Quindi getta quel manuale.

Vediamo la plastic tax, che aumenterà il gettito di 150 milioni. Togliendoli dalle tasche dei cittadini.
Vediamo la sugar tax, che aumenterà il gettito di 60 milioni. Togliendoli dalle tasche dei cittadini.
Se l’effetto deve essere aumentare i prezzi dei prodotti e diminuendo il risparmio dei cittadini, far perdere decine di migliaia di posti di lavoro senza aiutare minimamente i settori eco-compatibili, ti dico che non è una grande idea.

Potresti però pensare che questi soldi vengano reinvestiti in qualche strampalata politica ambientale, no?
No.
Quindi servono per far cassa?
Si.
Non un singolo euro andrà nelle politiche per l’ambiente. Nemmeno uno. Zero.
Cosi passiamo da un problema ambientale ad un problema economico.
Avevamo un problema, ce ne troviamo due.

Sopratutto, sottolineo che le politiche ambientali sono notoriamente inefficienti e diventano scuse per ulteriori sprechi e corruzione, ed essendo l’Italia tra gli ultimi posti in UE in questi temi, dovremmo stare attenti.

Infatti secondo una ricerca di Green Clean Market, un progetto triennale di Siemens che mirava a contrastare corruzione e frodi in ambito ambientale, solo nel 2011 (in pieno boom degli incentivi statali a spese dei contribuenti nel rinnovabile) sono volati via tra sprechi e corruzione circa 900 milioni di euro.
Se non ci capiamo, sono quindici sugar tax.
Non proprio spiccioli.

Quindi cosa fare?

Smettere di pensare che tasse e tassette possono aiutare l’ambiente. Non lo aiutano.
O almeno non lo aiutano di più di un pugno in faccia per curare un mal di testa.
Solo due modi abbiamo per salvare l’ambiente.
Sviluppo tecnologico, e l’approccio individuale.

Lo sviluppo tecnologico, ha migliorato le condizioni di vita di tutto il mondo quando si pensava che con la popolazione in aumento, non avremmo avuto cibo per tutti.
Lo sviluppo tecnologico ha consentito ad una regione inquinatissima come la Lombardia, di avere il proprio inquinamento in costante calo da 20 anni.
Lo sviluppo tecnologico sta consentendo di creare, tra enormi problemi ingegneristici e completamente dal nulla, un macchinario utile per raccogliere plastica nel mare sfruttando le correnti oceaniche.

Noi abbiamo il compito di stimolare la tecnologia e l’innovazione, detassando, favorendo la concorrenza, a dispetto di entità che non fanno altro che ridurre questo potenziale.

Mentre l’approccio individuale, riguarda la propria personale responsabilità ad essere un individuo migliore.

Perché sei tu responsabile di quello che sprechi.
Sei tu responsabile di quella sigaretta che butti per terra.
Sei tu responsabile perché attraverso i tuoi bisogni, decidi cosa nel mercato bisogna produrre.
E’ la tua richiesta che crea il mercato, non viceversa.

Non lo stato, non un regolamento, non una tassa.
Ma tu.









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