Lezioni economiche dal Professor Covid 19

 In Attualità, Economia

La pandemia del Coronavirus ci lascerà brutti ricordi e grosse perdite sia dal punto umano che da quello economico.

Cerchiamo però di dedurre alcune utili lezioni economiche per il futuro (se volete lezioni molto migliori scaricate GRATUITAMENTE il libro “10 lezioni fondamentali di economia”  https://istitutoliberale.it/e-book-10-lezioni-fondamentali-di-economia/)

  1. Il caso Amuchina ( guardate anche il video dell’Istituto Liberale e iscrivetevi al canale Youtube https://www.youtube.com/watch?v=EkcNmSfY65A).

All’inizio della pandemia c’è stata un’impennata di richieste per comprare Amuchina e igienizzanti vari e il prezzo si è impennato. Questo perché il prezzo dei beni dipende (soprattutto) dalla domanda. Attualmente la domanda di igienizzanti, pur non essendo all’apice di inizio pandemia, è abbondantemente più alta rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E allora perché i prezzi sono scesi nell’ultimo periodo? Semplice: i prezzi dipendono anche dal grado di concorrenza per un prodotto. Per produrre prodotti simili all’Amuchina i costi fissi (quelli per produrre il primo esemplare) non sono elevati e, perciò, diversi produttori sono entrati nel mercato. La possibilità di produrre beni sostituti e l’accessibilità al mercato a costi contenuti hanno consentito il gioco al ribasso della competizione.

1 bis) I prezzi legali

In alcuni paesi i prezzi sono stati fissati dallo stato per questo tipo di beni e anche in Italia si è ventilata questa ipotesi (per fortuna senza essere stata attuata). L’imposizione di prezzi legali produce un mercato nero di questi con tutti i problemi del caso e impedisce a quello regolato di sbocciare. Come abbiamo visto, senza l’imposizione di prezzi legali, il mercato (gli agenti economici) si è autoregolato, trovando un nuovo equilibrio concorrenziale. Inoltre, con l’imposizione di un calmiere ai prezzi deciso dallo Stato si sarebbe determinata anche una scarsità del bene in oggetto. Questo perché con l’imposizione di un prezzo massimo è molto probabile che la produzione perda di profittabilità e le aziende scelgano di non produrlo, nemmeno per un breve lasso di tempo.

2) Formiche e cicale

L’Italia è il paese dopo la Grecia con il più alto debito pubblico in rapporto al PIL.

Questo perché in Italia abbiamo esponenti che si definiscono Keynesiani quando, a essere ottimisti, si ricordano solo la prima parte di una estrema sintesi del suo pensiero (non immune da critiche): “Deficit quando c’è recessione (o forse solo la prima parola?)”

Gli altri paesi, invece, nonostante l’italica ostinazione a definirli rigoristi, hanno messo in pratica quello che diceva Keynes: deficit quando c’è recessione, avanzi o pareggi di bilancio (il rapporto debito pil scende lo stesso) quando c’è espansione.

Appare, dunque, evidente che: essere pieni debiti quando il reddito con cui li si deve ripagare si contrae, può diventare una tragedia se contestualmente bisogna chiedere di emetterne di nuovo.

3) Il PIL è produzione

Un’altra favola che dobbiamo ascoltare praticamente tutti i giorni è che se spingiamo i consumi aumenta il PIL. 

La fallacia di questa teoria deriva da un’errata interpretazione dell’equazione Y = C + I + NX + G. Y è il reddito (PIL), C sono i consumi, I gli investimenti, NX  è il saldo Esportazioni -Importazioni e G rappresenta la spesa pubblica (molto spesso in deficit).

A cosa potrebbe portare un ragionamento molto semplificato?

Al concludere che se aumentiamo G, aumentiamo di conseguenza anche il PIL dello stesso importo. Peccato che non sia vero. Se aumentiamo G le altre variabili non stanno ferme, ma reagiscono. Se il potenziale produttivo non ha margine di crescita (Output Gap) aumentando G tendenzialmente aumentano solo i prezzi (il PIL aumenta ma solo per l’inflazione). Con l’inflazione i beni interni perdono di competitività rispetto a quelli esteri e il saldo NX peggiora. Con l’inflazione i tassi d’interesse al netto dell’inflazione si abbassano (almeno nel breve periodo) e questo diminuisce la convenienza a risparmiare per fare credito agli investimenti. Inoltre il debito pubblico assorbe il risparmio (c’è differenza fra nazionale o estero ma glissiamo) e induce gli emettitori di debito a alzare i rendimenti per ottenere credito (ancora meno I). Oltre tutto questo, si ricordi che i debiti e gli interessi si devono sempre ripagare!

Detto tutto questo, un aumento del deficit sulla carta spesso aumenta il PIL per l’anno in corso. Avverrà anche quest’anno? Certamente no. Il PIL dipende dalla capacità produttiva dei fattori presenti nell’economia e, posto che sono stati gravemente colpiti dalle chiusure connesse al COVID 19, se non si aumenta il numero e la produttività di questi, la crescita del PIL reale (al netto dell’inflazione) rimarrà un sogno.

4) Più Libertà economica = + Produttività, + Ricchezza

A causa del COVID la libertà di tutti noi è gravemente stata ridotta. Questo è stato inevitabile, ma ci insegna qualcosa.

È ovvio a tutti che chiudere i negozi porta ad una riduzione dei fatturati (del PIL), dei posti di lavoro e tutto ciò che ne consegue. In un’economia complessa, come quella in cui viviamo, le attività sono interconnesse l’una con l’altra con implicazioni che non immaginiamo e magari di cui gli stessi imprenditori non sono pienamente al corrente. In questi giorni si stilano liste di imprese definibili essenziali e non essenziali, senza, tuttavia, ricordare che i servizi forniti dalle imprese prive di essenzialità sono al tempo stesso necessari alle imprese che forniscono beni e servizi cosiddetti essenziali. (“Non possiamo chiudere tutto” https://www.youtube.com/watch?v=EDCKTgDbV8k).

Quando l’epidemia è scoppiata in Cina già molte imprese italiane ne hanno risentito, in quanto parte della catena produttiva legata a doppio filo con le aziende di Wuhan chiuse. Ora le aziende hanno dovuto ripiegare su altre catene produttive meno convenienti e lo stesso facciamo noi con beni e servizi che ci soddisfano meno. Anche se la nostra ricchezza di consumatori rimane intatta, il potere d’acquisto diminuisce al diminuire delle possibilità di acquisto. Lo stesso vale per i fattori produttivi: meno possibilità ci sono di adoperarli, meno sono produttivi.

Le lezioni per ora sono finite e speriamo che il professore ci abbandoni il prima possibile.


Ti è piaciuto l'articolo?
Sostieni l'Istituto Liberale! Oltre al pacchetto d'iscrizione, riceverai aggiornamenti mensili sulle nostre attività e potrai partecipare alle conferenze online esclusive.
Recommended Posts
0