PERCHE’ TUTTE LE DROGHE DOVREBBERO ESSERE LIBERE

 In Articoli, Politica, Società

Per quale motivo il proibizionismo è un errore? Perché dovremmo essere liberi di scegliere cosa consumare, anche se si tratta di droghe pericolose?

Prima di iniziare a rispondere a queste domande, sento necessaria una breve precisazione. L’articolo non vuole in alcun modo essere un elogio alla droga, ma un tentativo di convincervi che, premesso questa sia nociva per la salute, mantenerla illegale la rende ancora più pericolosa.

Le motivazioni che mi spingono a sostenere la legalizzazione (ancora meglio la liberalizzazione) delle droghe sono sì in parte ideologici (amo la libertà e ancor più la libertà di poter sbagliare), ma soprattutto logici e pragmatici. Per quanto io ripudi l’utilizzo di determinate sostanze, non affronto il problema del proibizionismo con la mia morale, ma con l’uso della ragione.

Eviterò di citare i tanti casi di legalizzazione della cannabis perché, oltre ad essere fuorviante (in quanto qui sostengo la liberalizzazione di tutte le droghe, nessuna esclusa), risulta anche disonesto intellettualmente: si tratta di casi con enormi differenze tra loro nelle modalità e nei tempi adoperati nel processo di legalizzazione.

Altro punto che non voglio trattare sono le maggiori entrate che lo Stato sottrarrebbe alle mafie grazie alla legalizzazione/liberalizzazione di prodotti prima considerati illeciti; si tratta di un argomento così ovvio che mi pare banale utilizzare.

Iniziamo quindi ad analizzare le ragioni del proibizionismo in termini generali.

LE DROGHE VANNO PROIBITE PERCHE’ FANNO MALE

La prima obiezione è probabilmente la più rilevante, perché è corretta nella sostanza: è vero che tutte le droghe fanno male, come è vero che gli asini non volano. Però ha senso vietare qualcosa in quanto nocivo per la salute?

Nel 2017 l’Italia ha visto più morti per consumo di alcool che per tutte le altre droghe insieme ed esistono altri fattori di rischio molto più preoccupanti dell’alcool, come l’obesità [1]. Essendo evidente che il “number of death by risk factor” sia molto più alto nel caso dell’alcool rispetto a tutte le droghe messe insieme, a me pare logico che, seguendo lo stesso principio alla base dell’affermazione iniziale (le droghe vanno proibite perché fanno male), andrebbe criminalizzato anche il consumo di alcool e l’acquisto di cibi troppo grassi. 

Ora, a meno che vogliate mettere in carcere tutti i baristi e chi lavora nel settore dei fast-food e multare tutti i consumatori di alcolici e gli obesi d’Italia, dovete venire a patti con la realtà: se si ritiene che qualcosa vada reso illegale perché “fa male alla salute”, con l’obiettivo di ridurre così il consumo di tale sostanza, allora ha più senso, da un punto di vista “sociale”, vietare quelle sostanze che causano più morti in termini assoluti, non certo droghe che, seppur più nocive in relazione alla quantità consumata (un grammo di cocaina fa più male di un grammo di carne), vengono usate da un numero assai ridotto della popolazione. 

Non intendo affermare che l’alcool faccia più male della cocaina, ma bensì che quest’ultimo sia un “problema sociale” di gravità enormemente inferiore rispetto al primo.

Ciò detto, non posso negare che legalizzazione e liberalizzazione potrebbero aumentare (come ridurre) il numero di consumatori di cocaina, cannabis o quant’altro, ma vedo difficile che tale aumento possa anche solo raddoppiare (come se esistesse una folla di timidi cocainomani che aspettano nell’ombra la legalizzazione).

Ma volendo essere pessimisti ipotizziamo che, dopo la legalizzazione delle droghe, i consumatori aumentino del 300% e con essi quadruplichino i decessi riconducibili all’uso di tali sostanze: le morti causate dalle droghe sarebbero comunque inferiori a quelli dovuti al consumo di alcolici (“number of death by risk factor: alcool use 26208, drug use 5107 [1], 26208 > 20428 (5107 x 4)).

LE DROGHE VANNO PROIBITE PERCHE’ ALTRIMENTI DOVREMMO CURARE CHI NE FA USO ATTRAVERSO LA SANITA’ PUBBLICA, QUINDI CON I SOLDI DEI CONTRIBUENTI

Quest’affermazione, seppur condivisibile in principio, è sbagliata per due motivi:

  1. Tutt’ora chi fa uso di sostanze stupefacenti, seppur illecite, ha diritto alle cure mediche;
  2. Il problema di un aumento dei ricoveri causati dal consumo di tali sostanze, semmai dovesse porsi, sarebbe dovuto al fatto che abbiamo una sanità pubblica, non alla legalizzazione in sé.

Sono d’accordo che il problema non si porrebbe se la sanità fosse privata, ma ciò non basta come motivazione per negare la necessità della liberalizzazione delle droghe. Il principio secondo cui chi reca danno alla propria salute in modo consapevole non avrebbe diritto di accedere al servizio sanitario pubblico porterebbe con sé pericolose conseguenze sulle nostre libertà individuali: un tossico-dipendente non potrebbe drogarsi, una donna non potrebbe abortire, un malato di cancro ai polmoni non verrebbe curato in quanto fumatore. La sanità pubblica non deve diventare la scusa per privarci della nostra libertà o per discriminare tra chi merita di essere curato e chi no.

LE DROGHE VANNO PROIBITE PERCHE’ CHI NE FA USO DIFFICILMENTE E’ CONSAPEVOLE DI QUANTO FACCIANO MALE E DEL RISCHIO DELLA DIPENDENZA

Anche quest’affermazione ha un fondo di verità, come le precedenti, ma anch’essa è illogica nella richiesta di proibizione.

Partiamo dal presupposto che le droghe, in modo simile a quanto avviene per i farmaci (non è banale che certe sostanze considerate “droghe” in alcuni Stati siano invece “farmaci” in altri, come la cannabis), presentano forti asimmetrie informative: ciò significa che chi le produce conosce molte più informazioni sul prodotto di chi le consuma. Capire effettivamente se una sostanza abbia determinati effetti e non altri  è quasi impossibile senza una certa conoscenza della materia. Insomma, chi non ha studiato farmacologia o medicina avrà molta difficoltà a comprendere il grado di qualità e gli effetti sulla salute di un grammo di cocaina.

Se questo è indubbiamente vero, è altrettanto vero che rendere illegale la cocaina non fa altro che incrementare l’asimmetria informativa a svantaggio del consumatore. Essendo illegale, il prodotto non può essere controllato dall’autorità pubblica o, se preferiamo, da un medico/farmacista di fiducia, e così l’unica persona a cui il consumatore può fare domande sul prodotto acquistato, senza rischiare persecuzioni legali, è lo spacciatore.

Se la cocaina fosse legale (sotto monopolio statale o in un regime di libero mercato), e lo stesso ragionamento si può fare per qualsiasi altra droga, la distanza tra ciò che conosce il produttore e ciò che conosce il consumatore si ridurrebbe, poiché quest’ultimo potrebbe recarsi in farmacia per acquistare il grammo di cocaina.

Nel caso il farmacista dovesse vendere cocaina “tagliata male” e così causare danni altrimenti evitabili al consumatore, questo potrebbe fare causa al farmacista usando come prova dell’acquisto la ricevuta fiscale. Il produttore della cocaina sarebbe sottoposto a precise regole e il rivenditore al dettaglio (farmacista) potrebbe fargli causa per avergli venduto una sostanza che non presenta le caratteristiche necessarie per la vendita legale.

Per capire ancora meglio il tema delle asimmetrie provate ad immaginare se certi farmaci, magari i più pericolosi, dovessero diventare illegali. Chi ne ha bisogno (se non tutti, la grande maggioranza) continuerebbe ad acquistarli, per necessità di salute o per dipendenza, ma li comprerebbe da uno spacciatore e senza poter mai sapere con certezza le origini del farmaco; le probabilità di presentare effetti collaterali o di perdere la vita aumenterebbero notevolmente, mentre diminuirebbe la possibilità di trovare i responsabili.

Questi, a mio avviso, sono i tre principali argomenti a sostengo del proibizionismo. Per necessità ne ho scelti pochi e generici, così da riuscire a racchiudervi il più possibile le tante obiezioni mosse contro la legalizzazione/liberalizzazione. Rimangono però molti aspetti legati a tale fenomeno e sono due i temi che ritengo fondamentale portare alla luce: la “war on drugs” americana e il sovraffollamento delle carceri.  

Uno dei motivi che più mi ha convinto dell’idea che le droghe devono essere tutte legalizzate risiede in un esempio particolarmente interessante che dimostra come l’illegalità possa incentivare una concorrenza al ribasso sulla qualità delle sostanze, rendendole quindi ancora più pericolose.

Durante la “war on drugs” negli USA, che inizia negli anni 70 e si intensifica durante il decennio successivo, la cocaina è il nemico giurato della Casa Bianca.

Il grande aumento dei costi di produzione e vendita della cocaina negli USA durante questo periodo, dovuti principalmente all’incremento del rischio di un mercato sottoposto a un forte proibizionismo, ne comporta un aumento del prezzo, il quale sale all’incirca dell’80%. Lo spaccio di cocaina negli USA, in difficoltà, trova soluzione in una nuova droga, un derivato della polvere bianca [2].

Dividendo la cocaina in cristalli più piccoli, meno costosi e più potenti, le organizzazioni criminali riescono a vendere la nuova sostanza a prezzi decisamente inferiori rispetto alla cocaina, aprendo un nuovo mercato e aumentando i profitti.

Inizia così la famosa “epidemia di crack” negli Stati Uniti d’America [2] (l’argomento secondo cui il crack ha origine proprio a causa della “war on drugs” USA è portato avanti, tra i tanti, anche da Milton Friedman, come testimonia una lettera [3] e diverse video interviste rilasciate dal premio Nobel all’economia [4]); se l’obiettivo delle amministrazioni USA è ridurre il consumo di cocaina nel paese, ne risulta invece l’introduzione di una nuova droga ancora più potente.

Inoltre, la guerra alle droghe negli USA ha garantito ai grandi cartelli Sud-Americani un enorme potere economico, permettendone il rafforzamento politico sui rispettivi territori [5]. Questo è stato possibile anche perché, rendendo molto difficile alle organizzazioni criminali del Nord-America vendere droga, è stato attribuito un vantaggio competitivo ai cartelli del centro e Sud-America, i quali non incontravano le medesime difficoltà nei rispettivi Stati.

In un’unica mossa i governi USA hanno sia incentivato la nascita (che forse sarebbe comunque avvenuta, ma in ogni caso è stata anticipata) di una droga ancora più potente della cocaina, sia garantito una rendita monopolistica ai cartelli.

Un altro motivo a sostegno della legalizzazione/liberalizzazione delle droghe consiste nel problema del sovraffollamento delle carceri. Solo in Italia, a fine 2019, più del 34% dei detenuti è in carcere per reati direttamente collegati a “stupefacenti e sostanze psicotrope”  (21213 persone), più del doppio dei detenuti per omicidio volontario e più di ogni altro tipo di reato [6]. Legalizzare le sostanze stupefacenti ridurrebbe sensibilmente il numero di detenuti, risolvendo in parte il problema del sovraffollamento delle carceri (per cui l’Italia è stata sanzionata [7]) e permettendo alle forze dell’ordine di occuparsi di reati violenti, invece che di scambi volontari tra individui.

In ultima analisi è necessario distinguere tra legalizzazione e liberalizzazione. Se nel primo caso lo Stato mantiene un ruolo dominante nella produzione e nella vendita (attraverso un monopolio statale), nel secondo invece questo si limita a regolamentare il mercato, ad esempio disponendo l’obbligo (in capo a produttore e rivenditore in quanto soggetti avvantaggiati dall’asimmetria informativa) di comunicare tutti gli effetti della sostanza e la sua composizione.

Se sicuramente è vero che la legalizzazione è un passo in avanti in termini di libertà rispetto alla criminalizzazione dei consumatori, è altrettanto vero che la liberalizzazione è il risultato auspicabile. Questa garantirebbe, tramite la concorrenza, non solo una riduzione del prezzo, ma anche un aumento dell’offerta a vantaggio dell’economia in generale. Mi rendo conto si tratti di una proposta alquanto rivoluzionaria in un paese che non accetta neanche di discutere la legalizzazione della cannabis, ma spero di convincere almeno un individuo della necessità di tali riforme.

Per concludere, temo che le vere ragioni alla base del proibizionismo siano esclusivamente morali. La maggioranza dei cittadini ripudia la droga e, di conseguenza, ne pretende l’illegalità nel tentativo di farla scomparire dalla propria vista, ma la morale ci deve muovere nelle nostre azioni individuali, non verso la pretesa, esercitata tramite la coercizione dello Stato, che gli altri si adeguino ad essa.

Lo Stato non dovrebbe impedire con la forza al cittadino di arrecare danni alla propria salute, ma preoccuparsi che questo sia correttamente informato sulle possibili conseguenze di una sua libera scelta, proprio alla luce delle forti asimmetrie informative citate.

In modo pragmatico, anche se si ritiene che il mondo sarebbe un posto migliore senza droghe, ci si dovrebbe poi chiedere se vietarle riduca effettivamente il consumo e i danni provocati da queste e, anche se ciò accadesse, bisognerebbe poi valutare se i costi necessari a mantenere un sistema proibizionista (monopolio delle organizzazioni criminali, sovraffollamento delle carceri, criminalizzazione e marginalizzazione sociale dei tossicodipendenti, guerre tra bande, aumento della spesa pubblica in sicurezza, ecc.) siano o meno accettabili.

Fonti:

1:https://ourworldindata.org/causes-of-death

2:https://en.wikipedia.org/wiki/Crack_epidemic_in_the_United_States

3:“An Open Letter To Bill Bennet” by Milton Friedman

4:https://www.youtube.com/watch?v=nLsCC0LZxkY

5:https://miltonfriedman.hoover.org/friedman_images/Collections/2016c21/NYT_01_11_1998.pdf

6:http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=25261   

7: https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/08/carceri-corte-strasburgo-condanna-litalia-per-trattamento-inumano/463739/ https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-03-11/carceri-italia-sovraffollamento-7427565/


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