Scuola nel libero mercato? È più ecologica!

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Ogni tanto, nelle manifestazioni, si vedono slogan del tipo “difendiamo la nostra scuola pubblica” accanto ad altrettanti slogan ecologisti, una cosa sicuramente ben più diffusa dopo il boom del “Fridays for future”, movimento sicuramente nobile nelle intenzioni ma che ha subito notevoli infiltrazioni politiche.

Personalmente mi sono sempre considerato un verde. Alla fine nel pianeta ci vivo, se peggiorano le condizioni di vita peggiorano anche per me!

Quindi mi sono chiesto: esiste qualche correlazione tra scuola pubblica ed ecologia? Se tale correlazione esiste, è positiva come vogliono fare intuire alcuni?

Ebbene, la correlazione esiste, peccato sia negativa. Esistono infatti diverse ragioni per cui il sistema scolastico italiano, in regime de facto monopolistico, danneggia l’ambiente.

Non mi credi? Te lo dimostrerò con alcuni semplici esempi.

Distribuzione domanda-offerta

Lo Stato non ha alcuna convenienza a costruire scuole accessibili, diciamocelo chiaramente: se la scuola che volete frequentare è ad un’ora di viaggio da casa vostra sono affari vostri.

Lo Stato, in sostanza, crea l’offerta e pretende, grazie al monopolio, che la domanda vada lì. Ciò, ovviamente, è inefficiente e per varie scuole significa pretendere che chi non vive nella zona faccia lunghi spostamenti.

Alle volte, quando il TPL funziona bene, si può usare quello ma ricordiamoci: è meglio uno spostamento evitato che uno relativamente ecologico.

Nel libero mercato, invece, la scuola deve incontrare la sua domanda. Ciò vuol dire che se in una piccola area c’è una certa domanda per un dato corso, che lo Stato non andrebbe mai a soddisfare, un privato lo farebbe quasi sicuramente, non obbligando pertanto chi vive in tali territori a spostarsi sino al capoluogo o alla grande città più vicina, riducendo quindi le emissioni inquinanti.

Convenienza economica dell’ecologia

Le scuole italiane sono molto spesso degli ecomostri, almeno quando si parla di riscaldamento. Infatti, anche quando i riscaldamenti funzionano, quasi tutto il calore che producono viene perso tra finestre a mezzo vetro risalenti al Ventennio, porte cambiate l’ultima volta quando c’era Einaudi al Quirinale e una costruzione che sembra fatta apposta per bruciare più energia possibile.

Infatti, molto spesso i costi del riscaldamento delle scuole raggiungono cifre da capogiro. Proprio per questo, del resto, si parla spesso di “investimenti nell’edilizia scolastica”.

Ma poi, tra concorsone per i bidelli, concorsone per i docenti, concorsone per la commissione per fare il concorsone e effettive assunzioni i soldi finiscono e si arriva a rendere l’efficienza energetica una delle ultime priorità, appena prima dell’effettiva istruzione degli alunni.

Le scuole nel libero mercato, invece, hanno tutto il beneficio a rendersi più efficienti a livello energetico per pagare meno di bolletta. Io ne ho visitate di scuole private, ed oltre a costare meno (parecchio!) di quanto spenda lo Stato per alunno, si vede che sono ben isolate, hanno serramenti nuovi, doppi vetri e i caloriferi erano caldi, non bollenti, perché non dovevano scaldare tutto il vicinato. Alcune avevano anche il condizionatore!

Se proprio una sede costa troppo da coibentare e la bolletta è alta la si vende/si rescinde dall’affitto e se ne prende una nuova. Eh sì, le scuole private ogni tanto cambiano sede e l’efficienza energetica viene tenuta in conto.

Convenienza sociale dell’ecologia

Con l’aumento della consapevolezza sull’ambiente sempre più persone valuteranno tali elementi nelle proprie scelte.

Per questo sono così tante le iniziative pro ecologia: alcune più ecologiche altre più di immagine, ma che denotano comunque un interessamento sul tema. Spesso, poi, chi segue il movimento ecologista tende appunto a premiare chi fa scelte ecologiche rispetto a chi non le fa.

Ebbene, ciò è possibile solo se esiste concorrenza. Se il movimento ecologista può premiare un supermercato ecologico è perché esistono più scelte. Nella scuola no, o quasi.

Se un ecologista vuole frequentare una data scuola e l’unica che offre tale servizio spreca energia come nulla perché conforme agli standard ambientali dello Stato Pontificio non può fare nulla di concreto, potrà sicuramente protestare, raccogliere firme, fare occupazione ma, come dicevamo, gli investimenti ecologici sono decisamente poco prioritari.

Certo, le scuole possono fare qualche cosa scenica come trovare uno sponsor per dare una borraccia. Ma, diciamocelo, l’impatto della borraccia non compensa quello di dover mettere riscaldamenti che, in un ambiente ben isolato, potrebbero probabilmente trasformarlo in una sauna.

Oppure, consideriamo un distributore d’acqua (che costa e ha anche lui il suo impatto ecologico), con il quale si soddisfa solo l’utenza abituata all’acqua del rubinetto che, per di più, non è buona dappertutto. Si tratta di un esempio di misura d’immagine menzionato a inizio paragrafo.

Ciò non vuol dire che sia sbagliato distribuire borracce, tutt’altro. Semplicemente, se ci fosse più libertà di scelta e più concorrenza tale misura sarebbe parte di un concreto piano ecologico per ridurre l’impatto ecologico dell’istruzione, e non un semplice modo per sciacquarsi la coscienza per quel fumo nero che esce costantemente dalle caldaie e che si vede in tutto il circondario.

Non lasciare che si spenga la fiamma della libertà

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