Che cos’è il Capitalismo di Libero Mercato?

C’è un fatto veramente curioso riguardante i critici del capitalismo, ossia che molto spesso ne danno una definizione fantasiosa e completamente errata. Non c’è nulla di male nel contestare il capitalismo, ma sarebbe importante – anche solo per il dibattito – partire da definizioni corrette.

In molti sostengono che il capitalismo riguardi lo sfruttamento e la tutela del profitto a scapito dei lavoratori. Altri, dicono che il Capitalismo riguarda unicamente il lucro e l’accumulazione di Capitale.  Non è così.

Poco tempo fa, è apparsa questa definizione su Wikipedia, che è rimasta per molto tempo:

Tale autore è riuscito a sbagliare due concetti in poche righe. Vediamo, però, perché. E iniziamo col definire meglio cos’è il capitalismo. Anzi, iniziamo col dire cosa non è.

Cosa NON è il capitalismo

Anzitutto, il capitalismo non è il perseguimento del profitto a tutti i costi. Se in una società capitalista ci si concentrasse tutti quanti sul lucro, sul profitto, faremmo solamente ciò che ci dà più denaro. Non compreremmo vini costosi, non faremmo viaggi, non faremmo niente di divertente. Secondo uno studio congiunto di Heritage, Cato Institute, Fraser Institute e altri, le nazioni più capitaliste del mondo sono Svizzera, Nuova Zelanda, Hong Kong, Australia, Canada, Irlanda, Stati uniti… Eppure, in queste nazioni i cittadini non sono ossessionati dal profitto.

Il capitalismo non è nemmeno basato sullo sfruttamento, perché se fosse così non ci sarebbe la disoccupazione. Un’impresa assume quando la produttività marginale del lavoro supera il costo del lavoro. Se c’è disoccupazione è perché il costo del lavoro, dunque lo stipendio dell’ipotetico impiegato, è inferiore al plausibile aumento di fatturato. Se le imprese sfruttassero i lavoratori, lo stipendio offerto sarebbe sempre di molto inferiore alla produttività marginale, dunque saremmo costantemente in una situazione di iper-impiego.

Un altro strano mito è quello che collega il capitalismo al consumismo. Considerando che il reddito di un cittadino può essere destinato al consumo, presente o futuro, e al risparmio (o investimento), i liberali gradiscono che il cittadino risparmi, accumuli capitale e investa, piuttosto che spenda tutto il suo reddito in consumo. Di solito sono i keynesiani, o perlomeno i keynesiani moderni, a venerare il consumo. E i keynesiani non hanno nulla a che vedere col capitalismo, siccome fanno di tutto per ostacolarlo.

Dunque, cosa è il capitalismo?

In realtà, il capitalismo, nei suoi principi, non ha niente a che vedere con il consumismo, con lo sfruttamento o con la violenza. Il capitalismo di libero mercato si focalizza sugli scambi. Scambi liberi e volontari fra due o più persone consapevoli.

I presupposti sono due: il primo, che nessuna delle parti stia fregando l’altra, dunque che non stia avvenendo frode, il secondo, che le persone hanno diritto di proprietà sui beni. Se tu hai una fabbrica e hai risparmiato, tutto ciò è tuo e fai ciò che ti pare, produci ciò che ti pare, sempre nei limiti della legge.

Il capitalismo è spesso associato alle guerre civili nel terzo mondo, in cui le risorse vengono utilizzate da alcune aziende tramite la collusione col governo locale.

Tuttavia, in un sistema capitalista la proprietà deve essere acquisita pacificamente, col consenso di entrambe le parti contraenti. Nessuno obbliga i consumatori ad acquistare certi prodotti, se lo fa sta commettendo un reato e non è capitalismo, bensì estorsione.

D’altronde, neanche lo schiavismo fa parte del capitalismo. Nessuno è proprietà di nessuno, questa è la base del pensiero liberale già dai tempi di Solone, che abolì la schiavitù per debiti. Il fatto che un capitalista offra uno stipendio basso, non è sinonimo di sfruttamento, è perché il lavoro richiesto per questo basso stipendio non aggiunge abbastanza valore nella nostra società per essere valutato più di così.

Se non hai abbastanza competenze, se non hai abbastanza esperienze, se sai solo fare cose che possono fare tutti o possono impararlo con un minimo sforzo – e attenzione, non è colpa tua – se non hai e sai tutto ciò, avrai probabilmente un basso stipendio e poche offerte di lavoro. Non ne hai alcuna colpa, perché magari hai avuto una gioventù difficile, o perché ci sono stati problemi nel tuo percorso di formazione o chissà cos’altro, però non ne ha colpa neanche chi ti offre il lavoro. Non c’è una morale dietro tutto ciò, le persone ti remunerano per ciò che sai dare alla società.

Quella che viene chiamata “logica del profitto” in maniera sprezzante, deriva dal fatto che gli imprenditori volendo guadagnare di più, si focalizzano su come soddisfare al meglio le necessità altrui, in modo tale che le altre persone siano maggiormente disposte a pagare di più, perché vogliono migliorare il proprio stile di vita, il proprio benessere. E quanto più può essere migliorato, tanto più una persona è disposta a pagare.

Il capitalismo non è nient’altro che questo: la remunerazione per ciò che sai offrire alla società. Più riesci a soddisfare i bisogni delle persone e più vieni ricompensato.

Attenzione: il Capitalismo non ha uno scopo

Non c’è nulla di certo: noi non sappiamo come soddisfare le altre persone, dobbiamo scoprirlo. Gli imprenditori servono a questo. A volte vediamo diventare alla moda idee che mai avremmo pensato avrebbero avuto successo. Qualche idea lo ha avuto, qualcuno ci ha pensato,  ha buttato il prodotto sul mercato ed è andata bene. Chissà quante idee invece sono fallite, perché non hanno soddisfatto nessuno.

Non c’è un fine sociale, astratto dietro tutto ciò. Noi veniamo guidati dalle opportunità di guadagno, di profitto, verso la possibilità di fornire un servizio alla collettività.  C’è una celebre frase di Adam Smith che descrive abbastanza bene questo processo, ed è la seguente:

“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse personale.”

Non è un sistema perfetto, non è il Paradiso. Anche con il pieno Capitalismo ci sarebbe qualcuno disoccupato, ci sarebbero dei poveri, ci sarebbero… molti problemi. In generale si vivrebbe meglio, perché è dimostrato che tutti vivono meglio nelle società di libero mercato, lo dimostrano i dati.

La definizione di capitalismo

Il capitalismo di libero mercato è un sistema economico fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e implica l’esistenza di un sistema sociale e politico noto come Liberalismo, che tutela i diritti alla vita, alla proprietà e alla libera ricerca della propria realizzazione.

A proposito di questo diritto alla propria realizzazione, ci sono casi in cui per realizzare i propri sogni si termina con meno soldi e risorse di quanti se ne avevano all’inizio. Un esempio può essere la carità: se il tuo sogno è aiutare i bambini in Africa o salvare i pinguini nell’Antartide, ben venga, sei libero di usare le tue risorse come meglio credi per raggiungere i tuoi desideri.

Hai avuto profitto? Tutt’altro, sei in perdita. Ma questo non era il punto: hai seguito la tua volontà, sei soddisfatto di quel che hai fatto. “Questo non è capitalismo!”, come no? Chiaro che è capitalismo! Se segui il tuo interesse personale, sempre nel rispetto delle leggi e delle libertà altrui, utilizzi solo le tue proprietà, ottenute legalmente e pacificamente, effettui scambi liberi e volontari, allora è capitalismo.

Il capitalismo non è tanto il sistema del profitto, non è il sistema del consumo sfrenato, non è l’accumulazione di capitale, ma è l’idea che chiunque possa scambiare ciò che possiede per avere qualcosa che valuta di più, o che lo rende felice, o che migliora la sua vita.

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