Prima di analizzare le varie conseguenze positive che la legalizzazione di sostanze stupefacenti porterebbe al nostro bel Paese, occorre chiederci una domanda fondamentale: in tutti questi anni il protezionismo, la lotta alle droghe ed i controlli sempre più severi hanno raggiunto il loro obbiettivo? Come vedremo, la risposta è no.
Attenzione: con questo articolo non voglio promuovere nessun uso di sostanze stupefacenti, qualsiasi droga fa male, e ne sconsiglio vivamente l’uso.
Fatta questa doverosa premessa, possiamo iniziare.
È l’uso eccessivo del telefono che causa problemi, non il telefono in se. Lo stesso vale per le droghe, è l’abuso della sostanza che porta a problematiche psicologiche, economiche e sociali serie per l’individuo. La condanna a priori di un qualsiasi oggetto o sostanza è sbagliata. Ragionando in questo modo dovremmo proibire qualsiasi bene poiché, in fondo, anche l’acqua in dosi eccessivi provoca danni.
Il mercato, cioè dove avvengono gli scambi di prodotti, beni e servizi, è soggetto alla legge della “domanda e offerta”. Cioè alla richiesta di un bene (domanda), il produttore risponde creando il bene richiesto (offerta) stabilendo un prezzo che varierà in base alla dimensione della domanda. L’obbiettivo del proibizionismo è, attraverso arresti e sanzioni, l’eliminazione dell’offerta del bene richiesto, per far si che non venga consumato.
Come la storia insegna, però, il protezionismo non ha mai eliminato nulla. Il mercato prosegue lo stesso. L’unica differenza è che lo scambio del prodotto diventa illegale. Semplicemente “dove non c’è mercato, c’è mercato nero” direbbe Alberto Mingardi. Economicamente parlando, quando è presente un’offerta e una domanda, il meccanismo non può essere eliminato dallo Stato.
Non solo il proibizionismo non ha diminuito lo scambio e l’uso di droghe ma lo ha aumentato!
Un esempio lampante è la proibizione di alcool avvenuta in America dagli anni ’20 agli anni ’30.
Ho fatto i soldi fornendo un prodotto richiesto dalla gente. Se questo è illegale, anche i miei clienti, centinaia di persone della buona società, infrangono la legge. La sola differenza fra noi è che io vendo e loro comprano. Tutti mi chiamano gangster. Io mi definisco un uomo d’affari.
-Al Capone in una celebre intervista
L’uso di alcool è effettivamente diminuito, ma soltanto per i primi 365 giorni. Infatti a partire dal secondo anno in poi dall’entrata in vigore della legge, il consumo è aumentato rispetto a quando fosse legale. La diminuzione del consumo nel primo anno è dovuta semplicemente ad un periodo di assestamento nel quale la criminalità organizzata doveva preparare la propria strategia per la vendita di alcolici.
Il proibizionismo fu così efficace che il governo fu costretto a rendere di nuovo legale la vendita di alcool provocando, nei 10 anni di protezionismo, danni ingenti che ancora oggi vengono pagati.
Rispetto alla politica intrapresa in America, il governo del Portogallo insieme ad una commissione di esperti decise che, per rispondere all’uso eccessivo di droghe (specialmente di eroina dove il tasso era il più alto di tutta Europa), si dovesse ricorrere alla depenalizzazione del possesso e consumo di droghe.
Dopo 17 anni dalla depenalizzazione, i casi di HIV sono calati drasticamente passando da 1016 e 56 nel 2012, mentre le morti per overdose sono scese da 80 a 16. Inoltre anche il consumo generale di droghe, soprattutto di eroina, è diminuito di ben il 70%, classificando il Portogallo tra i paesi europei con il minor uso di sostanze stupefacenti.
Il punto:
La spiegazione di tutto ciò è semplice: grazie alla liberalizzazione, le droghe vengono studiate e vissute come un problema medico e non giuridico. E a conti fatti la situazione è proprio cosi. Perché imprigionare, riempiendo le carceri ed aumentandone le spese, individui che avrebbero bisogno semplicemente di aiuto? L’assistenza medica è molto più efficace della prigione nel convincere un tossicodipendente a non consumare droghe. È grazie al non avere paura di sanzioni o reclusioni che l’individuo è autonomamente più propenso a chiedere aiuto. Ormai la psicologia lo ha dimostrato da cento anni che le punizioni non portano alcun beneficio.
Per non parlare delle ingenti spese statali che potrebbero essere diminuite. Si stima che tra il 2008 e il 2013 lo stato italiano abbia speso circa 180 milioni di euro l’anno in attività di contrasto alle droghe. Nel 2018 le operazioni anti droga nelle scuole sono costate 500 euro a grammo requisito. Spese decisamente eccessive per delle misure che rappresentano il totale fallimento delle azioni repressive contro questo tipo di sostanze.
Dati ancor più allarmanti si trovano analizzando le spese del sistema giudiziario. Il 35% delle persone che oggi è in carcere, lo è per reati legati alla droga. Oltre infatti a far lievitare il numero di detenuti nelle carceri italiane, contribuendo quindi al grave problema del sovraffollamento, le precedenti legislazioni sarebbero state strutturate per colpire i “pesci piccoli,” senza spaventare le associazioni criminali più organizzate.
Inoltre il proibizionismo causa un enorme problema legato alle sostanze nocive inserite di proposito nelle droghe per aumentarne il peso e massimizzare i profitti sul venduto. Quando l’alcol era illegale, in America, veniva miscelato con l’acquaragia. Ancora oggi hashish e cannabis vengono tagliati con ammoniaca, lacca e piombo. La liberalizzazione porterebbe un innalzamento della quantità e qualità dell’informazione, ma soprattutto un incremento dei controlli sulle sostanze. Per quanto la droga possa far male, va ricordato che migliaia di giovani oggi ne fanno uso ed inconsapevolmente introducono ulteriori sostanze che arrecano demenza, tumori, e altri danni che gli stupefacenti da soli non riuscirebbero a provocare.
Quindi la liberalizzazione porterebbe a:
Minor utilizzo di droghe;
Riduzione di morti per HIV e overdose;
Diminuzione delle spese statali;
Indebolimento della criminalità organizzata;
Maggior disponibilità di celle carcerarie;
Crescita dell’efficienza lavorativa di poliziotti e guardia di finanza;
Incremento della qualità delle droghe.
Perché continuare a combattere una battaglia già persa in partenza, quando cambiando mentalità potremmo finalmente raggiungere gli obbiettivi tanto ambiti dalla battaglia alle droghe?
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