I vantaggi del libero scambio – di David Ricardo

[Estratto del Capitolo VII di Principi di economia politica e dell’imposta (1817), di David Ricardo]

In un sistema di commercio perfettamente libero, ogni paese destina naturalmente il suo capitale e la sua manodopera agli impieghi che sono più vantaggiosi per ciascuno. Questa ricerca del beneficio individuale è meravigliosamente correlata al benessere collettivo. Stimolando l’industria, premiando l’ingegno e usando nel modo più efficace le possibilità offerte dalla Natura, essa spinge a suddividere il lavoro più efficacemente e a costi minori; al tempo stesso, aumentando la produzione totale essa diffonde benessere e unisce in un unico e comune legame di interesse la totalità delle nazioni del mondo civilizzato. È questo principio che determina la produzione di vino in Francia e in Portogallo, quella di cereali in America e in Polonia e quella di macchinari e altri beni in Inghilterra.

In uno stesso paese i profitti sono, in generale, sempre allo stesso livello; o si differenziano solo perché l’impiego del capitale può essere più o meno sicuro e adeguato. Non è così quando si confrontano paesi diversi. Se i profitti del capitale impiegato nello Yorkshire dovessero superare quelli del capitale impiegato a Londra, il capitale si sposterebbe rapidamente da Londra allo Yorkshire, e i profitti tornerebbero allo stesso livello; ma se i salari dovessero aumentare e i profitti diminuire per via di una minore produttività delle terre inglesi, causato dall’aumento di capitale e popolazione, non ne conseguirebbe in automatico uno spostamento di questi due (capitale e popolazione) dall’Inghilterra all’Olanda, o alla Spagna, o alla Russia, dove i profitti potrebbero essere più alti.

Se il Portogallo non avesse alcun legame commerciale con altri paesi, invece di impiegare gran parte del suo capitale e della sua industria nella produzione di vini, che scambia per tessuti e macchinari prodotti in altri paesi, sarebbe costretto a dedicare una parte di capitale alla produzione di quelle merci, che otterrebbe probabilmente in qualità e quantità inferiori rispetto ad oggi.

La quantità di vino che il Portogallo darà in cambio di stoffa inglese non è determinata dalle rispettive quantità di manodopera dedicata alla produzione di ciascuna di esse, come sarebbe se entrambe le merci fossero prodotte in Inghilterra, o entrambe in Portogallo.

In Inghilterra, per produrre una certa quantità di tessuto può essere necessario impiegare 100 uomini per un anno; e se si tentasse di produrre la stessa quantità di vino, ne potrebbero servire 120. L’Inghilterra avrà quindi interesse a importare il vino e ad acquistarlo tramite l’esportazione di tessuti.

Per produrre il vino in Portogallo potrebbero bastare 80 persone, e per produrre il tessuto, nello stesso paese, potrebbero essere necessari 90 uomini. Sarà quindi vantaggioso esportare vino in cambio di stoffa. Questo scambio potrà avvenire anche qualora il tessuto importato dal Portogallo potesse essere prodotto lì con minor manodopera rispetto all’Inghilterra. Anche potendo produrre tessuto con il lavoro di 90 persone, lo importerebbe comunque da un paese in cui la produzione richiede 100 uomini, perché sarebbe vantaggioso impiegare il capitale nella produzione di vino, in cambio del quale otterrebbe più tessuto dall’Inghilterra di quanto ne potrebbe produrre dirottando una parte del suo capitale dalla coltivazione della vite alla produzione di tessuto.

Così l’Inghilterra scambierebbe il prodotto del lavoro di 100 uomini per il prodotto del lavoro di 80. Un tale scambio non potrebbe avvenire tra gli individui dello stesso paese. Il lavoro di 100 inglesi non può essere scambiato per quello di 80 inglesi, ma il prodotto del lavoro di 100 inglesi può essere dato per il prodotto del lavoro di 80 portoghesi, 60 russi o 120 indiani. La differenza a questo proposito tra un singolo paese e molti dipende dalla difficoltà con cui il capitale si sposta da un paese all’altro per cercare un’occupazione più redditizia, e dalla rapidità con cui invece passa invariabilmente da una provincia all’altra nello stesso paese[1].

In tali circostanze, sarebbe indubbiamente vantaggioso sia per i capitalisti inglesi sia per i consumatori di entrambi i paesi che il vino e il tessuto fossero entrambi prodotti in Portogallo; e quindi che il capitale e la manodopera inglesi impiegati nella produzione di tessuto fossero trasferiti in Portogallo. In tal caso, il valore relativo di queste merci sarebbe regolato dallo stesso principio che si applicherebbe se l’una fosse prodotta nello Yorkshire e l’altra a Londra; e, in ogni caso, se il capitale fosse libero di spostarsi verso i paesi in cui può essere impiegato più proficuamente, non ci sarebbe differenza nel tasso di profitto, e non ci sarebbe altra differenza nel prezzo reale delle merci che non la quantità supplementare di lavoro necessaria per trasportare le merci ai vari mercati in cui sono vendute.

L’esperienza tuttavia dimostra che la minore sicurezza del capitale, reale o immaginata, quando non è sotto l’immediato controllo del suo proprietario, insieme alla naturale avversione di ogni uomo ad abbandonare il proprio paese di nascita e i propri legami e affidarsi, con tutte le proprie abitudini, a un governo estraneo e a nuove leggi, frena l’emigrazione del capitale (…).

 

Traduzione a cura di Gabriele Pierguidi

Articolo originale: https://mises.org/library/foreign-trade

[1] Risulta quindi che un paese che possiede un vantaggio considerevole in macchinari e abilità e che dunque può produrre merci con minor manodopera dei suoi vicini, potrebbe, in cambio di tali merci, importare una parte dei cereali necessari al suo consumo interno, anche se le sue terre fossero più fertili e i cereali potessero essere coltivati con minor manodopera che nei paesi da cui importa. Due uomini possono entrambi produrre scarpe e cappelli e uno di essi può essere superiore all’altro in entrambe le attività; ma se nel produrre cappelli è più efficiente del suo concorrente del 20% mentre nel fare scarpe gli è superiore del 33%, non sarà interesse di entrambi che l’uomo più capace si dedichi esclusivamente a produrre scarpe, e quello meno abile a fare cappelli?

Non lasciare che si spenga la fiamma della libertà

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